Sono certo del fatto che il contatto emotivo che si genera nei primi minuti di conoscenza di una persona, influenzerà in modo indelebile ed assoluto
il proseguo di questo rapporto.
Ne sono assolutamente certo, e così accadde anche nella storia che vi sto per raccontare.
Conobbi Doni quasi per caso, nel suo ufficio di dirigente commerciale, presentatami da un amico.
Io ero lì praticamente per caso, in veste di visitatore dell'azienda.
Doni era seduta alla sua scrivania ed indossava un vestito informale ma elegante, come è giusto che sia per una persona che si occupa di articoli sportivi.
Il suo seno e le forme piuttosto toniche e sportive del suo corpo da ex atleta erano in splendido risalto, senza essere troppo vistose o volgari.
Il lineamenti del suo volto erano al tempo stesso delicati e provocanti.
Pensai subito che fosse una donna di gran classe, serena e determinata.
Questo traspariva dai primi istanti del nostro incontro.
Mentre mi accingevo a stringerle la mano un movimento maldestro di entrambi spinse giù dalla scrivania una serie di fogli e qualche matita che il mio amico e la sua assistente si affrettarono a raccogliere. Non so spiegarmi il perché, ma tra noi due come per incanto il tempo si era fermato e con gli occhi dell'uno in quello dell'altro, restammo per qualche interminabile secondo immobili nella nostra stretta di mano.
Io ebbi l'occasione di sentire il suo profumo, che era al tempo stesso di una fragranza fresca e decisa.
Lei era brillante e divertente e solo per un istante durante quell'incontro, mentre i nostri occhi si penetravano, ebbi l'impressione che il fluire della sua energia
si arrestasse, come in attesa di una energia più forte con cui miscelarsi.
Mai avrei pensato che pochi mesi dopo Doni sarebbe diventata anche il mio dirigente.
Entrai a lavorare nella sua azienda come consulente, con un ruolo di tecnico a fare da consigliere del suo staff perfettamente strutturato
dal punto di vista commerciale, ma piuttosto disorganizzato dal punto di vista tecnico e del prodotto.
Accettai quel lavoro non so nemmeno io bene il perché, sacrificando buona parte della mia indipendenza di libero professionista in cambio della possibilità di conoscere meglio quella donna.
Era stata quella, lo ammetto, la ragione principale per cui mi gettai a capofitto in quella avventura professionale.
Volevo conoscere Doni. Eppure non fu per niente facile, perché con il tempo scoprii che lei era assolutamente riservata e distaccata, quasi glaciale nei miei confronti.
I primi risultati del mio lavoro non tardarono ad arrivare, ed il successo della nostra collaborazione fu da subito apprezzato all'interno dell'azienda.
A quel punto diventammo un team di lavoro perfetto, in piena sintonia professionale. Trascorrevamo una infinità di tempo insieme, fianco a fianco. Eppure, come rimpallasse contro un muro di gomma, ogni mio tentativo di entrare in sintonia emotiva con lei veniva clamorosamente rimbalzato. Per me tutto sommato era un divertente rompicapo, e devo ammettere che più ogni mia strategia veniva elusa od ignorata, più ero entusiasta del fatto di poter continuare a giocare con lei.
Ero certo che prima o poi, senza fretta e senza affanno, sarei venuto a capo di qualcosa e la situazione si sarebbe sbloccata. Per me era un eccitante
e raffinatissimo gioco di seduzione. Sapevo che facendo leva sul tasto giusto avrei fatto breccia nel muro della sua indifferenza e poi alla fine, con
una reazione a catena, l' intero castello di carte sarebbe crollato.
Il primo breve attimo di sintonia tra noi ci colse in auto, mentre rientravamo dalla Svizzera dopo avere partecipato ad importane meeting internazionale
di presentazione dei prodotti della nostra azienda. Doni era rimasta inflessibile, concentrata e professionale per tutti i tre giorni del meeting, ignorando
freddamente le lusinghe e le troppo poco velate allusioni dei nostri colleghi stranieri e della forza vendita italiana. Doni sapeva farsi rispettare ed
anche nel corso della riunione, unica donna in sala, aveva saputo farsi apprezzare e considerare per capacità e intuito.
Era visibilmente stanca, e per questa ragione annunciò di voler rientrare in Italia con la sua sportiva auto aziendale, accompagnata soltanto da me.
" Dobbiamo parlare di lavoro. E poi mi piace da matti il suo modo sportivo e deciso di guidare quest'auto"
disse ai nostri colleghi mentre giocando d'anticipo e scombinando la composizione dei passeggeri sulle auto, ci avviavamo al rientro anticipando il gruppo.
Io mi misi al volante senza parlare, ed una volta imboccata l'autostrada presi a guidare veloce e sportivo, ignorando i restrittivi limiti di velocità
svizzeri.
Lei era sprofondata nel sedile del passeggero e con entrambe le braccia sollevate sopra la testa ad abbracciare il poggia testa, rimaneva
in silenzio ad osservare e ad ascoltare il suono del motore che attraversava l'abitacolo.
Il suo seno proporzionato e sodo era perfettamente evidente sotto una dolce-vita color cammello. Ero in attesa di un suo invito a rallentare, a dire la verità volevo provasse paura oppure si preoccupasse della possibilità di essere fermata dai gendarmi, ma non disse nulla e rimase nella sua posizione semisdraiata per una buona mezz'ora. Poi, d'un tratto disse:
"Mi eccita la velocità. Quando guidi tu mi sento al sicuro."
Io non risposi, ostentando calma e sicurezza. Ma ero certo che qualcosa stava per accadere.
E così fu;
Doni mi chiese di fermarmi in un Movenpick per bere qualcosa, e così feci.
Ci bevemmo una Weissbier ciascuno e poi lei propose di berne una seconda.
"Sai che devo guidare?" risposi, ma certo che il momento tanto atteso stava per arrivare e convinto che un bicchiere di birra in più avrebbe certamente
giocato a mio favore, proposi di ordinare un solo bicchiere da dividere a metà. E così facemmo, anche se io mi sforzai di lasciare bere a lei il
più possibile.
Sulla strada del ritorno Doni si aprì come non mai, raccontandomi una infinità di cose della sua vita privata, del suo matrimonio finito, dei suoi sogni
e delle sue aspirazioni. La lasciai parlare sforzandomi di non interrompere il fluire delle sue parole e con razionalità mi sforzai di raccogliere quanti
più elementi possibili per comprendere la sua enigmatica personalità. Ero certo che l'alcol aveva allentato i suoi freni inibitori e le non poche
battute a sfondo sessuale mi avevano ricordato che lei, proprio come pensavo, era femmina prima che donna.
Non erano mancati complimenti ed apprezzamenti al mio indirizzo, ma il contesto era e rimaneva, nonostante tutto, di stretto ambito professionale. Quando rientrammo a casa mi chiese di essere riaccompagnata e mi lasciò l'auto, con la preghiera di venirla a riprendere l'indomani mattina prima di andare in ufficio.
Così andarono le cose. Ci salutammonel suo garage.
I nostri corpi entrarono fisicamente in contatto per qualche secondo mentre scaricavamo i bagagli, e nessuno dei due trovò sconveniente
che il suo seno prima ed il suo sedere poi si appoggiassero a me per qualche interminabile secondo.
L'indomani come d'accordo passai a prenderla a casa e come mi aspettavo della spregiudicata determinazione della sera precedente non rimaneva più
la benché minima traccia.
Le distanze e la gerarchia del nostro rapporto erano nuovamente ristabilite, come nulla fosse accaduto.
La cosa non mi turbò affatto, ed anzi riuscii nel delicato equilibrio del nostro rapporto emotivo a metterla leggermente a disagio, recitando la parte dell'indifferente.
L'età d'altronde giocava dalla mia parte, ed io trentenne giocavo con implacabile sadismo la parte del giovane sportivo brillante ed attraente insidiato da
una donna di circa una decina d'anni più vecchia di me.
Da quel noioso viaggio di lavoro in Svizzera rientravo con un tanto insperato quanto inatteso vantaggio sulla mia preda.
Per la prima volta ebbi la certezza che prima o poi Doni mi avrebbe ceduto.
Ed in più ora sapevo che la carta da giocare era quella della indifferenza; proprio come fa l'acqua scorrendo nella sabbia, dovevo pazientare ed aspettare che fosse lei stessa a cadere vittima della sua irruenza e della sua forza.
Avevo capito. Serviva tempo ma ne ero certo, prima o poi sarei riuscito a sedurla.
I mesi successivi trascorsero quasi nell'indifferenza reciproca, fors'anche perché la campagna vendita e le operazioni di promozione in cui eravamo
entrambi impegnati assorbivano buona parte delle nostre energie.
Al termine della nostra giornata di lavoro non c'era più né tempo né voglia di parlare d'altro, ma io sapevo che il tempo giocava a mio favore.
Inoltre nel frattempo ero coinvolto in una storia di sesso piuttosto complicata che assorbiva quasi interamente il mio tempo libero.
Col tempo mi accorsi che Doni diventava via via più irrequieta e curiosa di conoscere i dettagli della mia vita privata, ed un incontro casuale in un locale mentre ero accompagnato dalla donna con cui vivevo la storia di sesso di cui vi parlavo, si accese la miccia che sbloccò per un ultima e definitiva volta la situazione.
Nel corso di quell'incontro Doni che era accompagnata da un uomo elegante ma decisamente più vecchio di lei, non smise per un attimo di squadrare da capo a piedi la mia amica che appariva in tutta la sua immatura bellezza dei vent'anni.
Doni era, senza ombra di dubbio, altrettanto bella ed attraente ma aveva in più quello specialissimo dono di femminilità matura e di raffinatezza
che solo le donne oltre i trentacinque anni sanno avere.
Inoltre ero assolutamente certo che Doni anche dal punto di vista sessuale fosse decisamente più intrigante e spregiudicata della mia giovane accompagnatrice, certamente giovane ed appariscente ma assolutamente poco affascinante. Questa era una cosa che sapevamo entrambi e ne ero certo, questa sarebbe stata la prossima carta messa in gioco da Doni: il fascino della donna matura.
E così andarono le cose, in modo spedito e semplice.
Doni alcuni giorni dopo mi propose di accompagnarla ad un meeting di lavoro in centro italia, nei pressi di Roma.
Sapevo perfettamente che la mia presenza non era ne utile ne indispensabile, ma convinto che fosse il momento di spingere a fondo sull'acceleratore, accettai senza esitare. Viaggiammo ancora una volta in automobile e partimmo la mattina della domenica,
"per fare il viaggio con calma" lei mi disse.
Ci fermammo nel pomeriggio in uno stabilimento termale di sua conoscenza.
Dopo esserci cambiati e messi in costume entrammo in questo lago termale con una gradevolissima acqua calda. Era la prima volta che la vedevo in costume da bagno, e rimasi senza fiato nel vedere il suo corpo così tonico e sportivo coperto solo da un microscopico bikini color marrone e azzurro. Lei era certamente consapevole di avere un corpo splendido, e credo per questa ragione ostentasse tanta sicurezza.
Ad un certo punto, mentre nuotavamo nell'acqua alta fino al petto, si mise dietro di me e mi mise le braccia al collo. Sentivo il suo seno ed i suoi fianchi appoggiarsi maliziosamente al mio corpo.
Mi chiese in un orecchio se la cosa mi dava fastidio, ed io sussurrando un no mi girai verso di lei ritrovandomela di fronte, ancora abbracciata a me. Credo riuscì ad avvertire il tono del mio uccello, che eccitato e turgido da quell'istante cominciò ad indurirsi. L'unica coppia di persone al momento presenti in questo laghetto termale, ad un certo punto, si infilò in una cavità rocciosa dalla quale proveniva il flusso principale dell'acqua calda.
Io chiesi ingenuamente cosa ci fosse nella grotta, e lei mi rispose con un filo di voce: "Le nostre paure".
Nuotando lentamente ci infilammo nella grotta, dove si poteva a malapena intravedere la sagoma dell'altra coppia che unita in un abbraccio era appartata a lato della grotta. I due ci salutarono e Doni rispose con inaspettata cordialità.
Poi mi prese per un polso e mi tirò dentro. Nella caverna faceva piuttosto caldo, e l'acqua arrivava più o meno all'altezza delle mie gambe, per cui
tutti e quattro la dentro galleggiavamo più o meno a carponi sfiorando con i piedi il fondo di ghiaia del lago.
Dopo qualche minuto, quando finalmente le mie pupille si erano dilatate e riuscivo finalmente a vedere bene nella penombra della grotta, mi accorsi che la coppia di fronte a noi era rimasta senza costume da bagno.
I due erano nudi ed abbracciati e si muovevano con malizia uno contro l'altra.
La lei della coppia guardava insistentemente verso di me ed io ero piuttosto imbarazzato nonostante facessi di tutto per mostrarmi perfettamente a mio agio.
Doni, cogliendomi in fallo, mi chiese se ero imbarazzato ed io sforzandomi di non balbettare, risposi a mia volta con una domanda, chiedendole se conosceva quei due. "No" mi disse, ed aggiunse
"mai visti prima. Non è eccitante?".
Poi si sedette in mezzo alle mie gambe, appoggiando la linea del suo sedere disegnata da glutei duri e rotondi e sottolineata da un tanga proprio sopra il mio cazzone ormai in piena erizione.
Non ebbe il benché minimo sussulto avvertendo la mia eccitazione, ne si voltò verso di me in alcun modo. Mentre le appoggiavo le mani sul seno scostando il costume, ormai deciso ad andare fino in fondo, avvertii una brevissima scossa di eccitazione che attraversava il suo corpo ed il suo respiro si fece più profondo. I suoi capezzoli diventarono turgidi tra le mie dita.
Intanto i due davanti a noi, eccitati dalla nostra presenza, passarono dagli abbracci e dalle carezze ad un rapporto sessuale in piena regola.
Lei era piegata in avanti a novanta gradi e guardava verso di noi, mentre il suo lui, un uomo con una pancetta prominente ed un po' goffo la scopava con
movimenti ritmici e regolari.
Ad un certo punto la lei della coppia, una ragazza molto carina, fece cenno al compagno di avanzare e di muoversi verso
di noi, ed i due saltellando goffamente, si spostarono in avanti.
La ragazza si trovò ad essere con il viso proprio di fronte a Doni e tentò di baciarla in bocca, ma lei chinò la testa di fianco e si lasciò sfiorare sul collo.
Io ero allo stesso tempo eccitato da questo gioco e preoccupato per il sopraggiungere di qualcuno dall'esterno.
Stavo masturbando senza mezze misure Doni, che con mia grande sorpresa aveva un pube perfettamente liscio e depilato.
La mia erezione era spaventosa, credo che tutti i mesi di quel gioco raffinato ed equivoco avessero generato nel mio cervello una ondata di piacere cerebrale
assolutamente superiore al più squassante orgasmo che avessi mai provato.
Decisi finalmente di lasciarmi andare, incurante della possibilità che qualcuno dall'esterno potesse entrare e trovarci.
Così tolsi il costume di dosso a Doni e poi levai il mio.
Mi alzai in piedi nella caverna, ed il mio sesso lungo e duro fu offerto a Doni e all'altra ragazza che fu ben lieta di condividere lo sforzo di leccarmi e spompinarmi a più non posso.
Doni ogni tanto rivendicava il diritto ad essere proprietaria del mio cazzone, e così guardandomi dal basso in alto con la mia cappella in bocca, attendeva da me un gesto di protezione o di preferenza che la favorisse nel nostro rapporto sessuale a tre.
Io con spietata crudeltà e malizia dosavo con il contagocce le azioni in favore di Doni, rendendole in un sol colpo tutta la freddezza e l'indifferenza mostratami nei mesi passati lavorando alacremente al suo fianco e sotto la sua direzione.
Capivo quanto fosse speciale il suo piacere, come il mio del resto, amplificato dall' ambiguo rapporto di colleghi di differente livello nell'organigramma aziendale nonché dalla presenza di due estranei di fronte a noi.
Per questa ragione credo, il piacere perverso che la donna incontrata nella grotta esternava con urli e gemiti venendo scopata ed al contempo guardata da noi, appariva ben poca cosa nella nostra logica del piacere.
Continuammo in questo rapporto a tre ancora per qualche minuto, poi decisi finalmente di entrare dentro a Doni, il cui clitoride ormai era
talmente turgido da sembrare prossimo alla rottura in mille pezzi.
Doni si abbandonò a cavalcioni sulle mie gambe, poggiando le sue cosce sulle mie e tenendosi a me con un braccio ancorato al mio collo. Con l?altra mano continuò a masturbarsi, e credo provò due orgasmi quasi consecutivi sotto i miei colpi prima di esplodere insieme a me in una terza e definitiva ondata di piacere.
L'orgasmo che provai fu così violento e profondo da coinvolgere interamente il mio addome e da risalire in modo mai provato fino al buco del culo, che si contrasse in modo inconsulto accompagnando il ritmo del piacere con cui, a fiotti ingordi, il mio sperma inondò la mia compagna.
Restammo dentro la grotta come tramortiti per qualche secondo, incapaci di reagire o di muoverci. Allungai la mano per accarezzare Doni sul volto,
e spinsi con delicatezza il pollice della mia mano oltre le sue labbra carnose.
Il suo respiro continuava ed essere affannoso e profondo. Proprio in quell'istante entrò nella grotta una anziana signora con i capelli bianchi, che chiese se all'interno ci fosse posto anche per lei.
Io risposi con tono brillante di si e la invitai ad entrare, mentre i nostri due compagni di avventura si defilarono nella penombra ormai rivestiti di tutto punto.
Io e Doni invece uscimmo all'esterno senza nemmeno rivestirci.
Io trascinavo delicatamente Doni per le braccia, ancora incapace di reagire e di riprendersi.
Proprio sull'ingresso della grotta, uscendo alla luce, una seconda signora anziana era pronta ed entrare.
Quando il mio corpo e quello di Doni completamente nudi, galleggiando nell'acqua, le passarono davanti, la signora si tolse gli occhiali da vista e con sguardo allibito si rivolse a me. " Ma là dentro bisogna entrare senza costume?" Ovviamente si, risposi io.
Tenere il costume nell'acqua calda ella sorgente fa male alla pressione!
Le due signore ringraziando, ma non senza qualche imbarazzo, si tolsero il costume prima di entrare in grotta. Doni andò avanti a ridere ininterrottamente per un
ora abbondante.
I due giorni successivi a Roma trascorsero in un succedersi continuo di rapporti sessuali ed appuntamenti di lavoro, e da allora non abbiamo ancora
terminato di scoprire modi nuovi di provare piacere. Doni è una donna fantastica, eccitata dall'idea di essere nella sua intimità l'esatto opposto di ciò
che è nella sua vita professionale.
Io provo un piacere dilagante nel vederla impegnata, seria e professionale durante il suo lavoro, nei meeting di lavoro
oppure alle fiere campionarie mentre io so quanto sa essere perversa e oscena quando la sua fantasia sessuale riesce ad accendersi. Ora io ho cambiato
lavoro, e Doni non è più il mio capo. Non siamo ne una coppia stabile ne siamo fidanzati. Professionalmente siamo diventati 'avversari', poiché
svolgiamo grossomodo lo stesso lavoro per due aziende concorrenti. La logica dice che i nostri rapporti extralavorativi dovrebbero essere freddi e distaccati.
Ed invece, ve lo assicuro, non è proprio così.
zorrok@virgilio.it