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La scorsa estate
di Fotoamatore

Quanto sto per raccontarvi è accaduto la scorsa estate.
Sono un appassionato di fotografia, unico hobby che riesco a coltivare senza rubare troppo tempo alla mia professione, Anche la scorsa estate, quindi, dopo aver accompagnato moglie e figli al mare, caricai in auto fotocamere, cavalletti e quant'altro e raggiunsi una nota località del Parco Nazionale d'Abruzzo dove avrei potuto fare bellissimi scatti. Così fu, infatti, per i primi due giorni. Il terzo giorno venne giù un acquazzone da far paura, tuoni, fulmini e pioggia a catinelle. Non mi rimaneva altro che organizzarmi per trascorrere la giornata in paese. Sceso nella hall dell'hotel la trovai stranamente affollata, evidentemente anche gli altri ospiti avevano rinunziato a passeggiate ed escursioni.Feci un breve giro e dopo aver acquistato un quotidiano e tornai in albergo e, vicino ad una buona tazza di caffè, inizia a leggere in attesa dell'ora del pranzo. Nella stessa sala TV dove ero a leggere, in un tavolo in fondo, vi era un coppia di circa 45/50 ani che giocava a carte.
Lei una bella mora, prosperosa, dal viso non bellissimo ma, sicuramente, interessante, lui una persona distinta, abbastanza atletica per l'età, brizzolato. Premetto che io ho 42 anni. Come accade in queste circostanze spesso gli sguardi si incrociano e si abbozzano sorrisi a mo' di saluto; ed in effetti fu così.
Dopo un po' di tempo la donna si alzò ed uscì dalla sala. Io avevo terminato di leggere il giornale, che avevo poggiato sul tavolo davanti a me. L'uomo si avvicinò e mi chiese se poteva dare uno sguardo al quotidiano. Così fece; iniziò a leggere e, poi, commentammo, insieme, alcune notizie.
La conversazione divenne amichevole e ci presentammo. Lui, che chiamerò Roberto, era un medico di una città della costa adriatica dell'Abruzzo ed era lì in vacanza con la moglie, che chiamerò Gianna, insegnante di scuola media. Io dissi che ero lì, da solo, perché la famiglia preferiva il mare e perché volevo dare libero sfogo alla mia passione per la fotografia

Roberto si mostrò molto interessato e mostrò, anche, di essere un buon conoscitore dei luoghi del Parco, tanto che me ne indicò alcun dove avrei potuto scattare foto a fiori ed animali tipici della zona. Mentre chiacchieravamo così, in modo ameno, e piuttosto banale tornò la moglie che era andata a cambiarsi d'abito. Notai, infatti, che non indossava più la gonna ma un paio di pantaloni che le fasciavano un didietro monumentale e due gambe ben tornite.
Fatte le presentazioni continuammo a parlare di fotografia e di vacanze. La discussione non era, certamente, delle più interessanti ma ogni volta che Gianna parlava, sarà stato il tono di voce, quasi mi turbava. Giunta l'ora andammo nella sala da pranzo ed ognuno sedette al proprio tavolo. Mangiando notai che ogni tanto mi guardavano e parlavano tra di loro. Prima che io terminassi Roberto si alzò ed andò via. Gianna, dopo un po', si avvicinò e mi chiese se volevamo prendere il caffè insieme; io dissi subit0o di si e la feci accomodare al mio tavolo. Dopo il caffè anche un buon amaro ed intanto si parlava del cattivo tempo che ci aveva rovinato la giornata.
D'improvviso lei mi chiese di mia moglie, dei nostri rapporti, della nostra vita. Io rimasi un po' interdetto ma le dissi del mio matrimonio sicuramente felice, dell'ottima intesa con mia moglie e che, però, non era più come una volta, appena sposati, in quanto ogni tanto vi erano momenti di stanca da cui, però, uscivamo rafforzando il rapporto. Mi chiese se mia moglie condivideva il mio hobby ed io risposi che non le piaceva gran che e che al massimo si prestava per qualche foto. Mi chiese se la avevo mai fotografata nuda.
Ricordo che arrossii un po' però la discussione stava facendosi intrigante e dissi di si e che, anzi, qualche scatto nuda lo avevamo fatto e ci era servito anche per mettere un po' di sale nei nostri giuochi.Mi chiese se non avessi avuto timore che qualcuno potesse vederle ed io le risposi che in quelle circostanze facevo degli scatti o con la digitale o in bianco e nero che potevo sviluppare e stampare direttamente io in una piccola camera oscura che avevo attrezzato in una stanza del grottino di casa. Guardandomi dritto negli occhi mi disse che a lei sarebbe piaciuto farsi fare delle foto e mi chiese se ero disponibile, ma ad una condizione e cioè che non avrei dovuto neanche sfiorarla.
Francamente non capivo ma la possibilità di poter ammirare quello che si intuiva essere un corpo notevole non mi ci fece pensare due volte e dissi subito di si.Mi chiese, allora, di raggiungerla dopo un quarto d'ora nella sua camera; io le chiesi del marito ma lei mi tranquillizzò dicendomi che erano già d'accordo -proprio di quello parlavano durante il pranzo - e che non si sarebbe fatto vivo per almeno due ore. Si alzò, mi ricordò l'impegno che avevo preso, e dandomi il numero della sua camera si allontanò. Anche io mi alzai, mio recai nel mio alloggio, presi la macchina fotografica e cercando di non farmi notare raggiunsi Gianna nella sua camera che era al piano superiore. Mi venne ad aprire e notai subito che aveva indossato un accappatoio bianco, quelli che erano in dotazione all'hotel, che aveva stretto in vita e che le tapparelle della finestra erano ben chiuse. Mi pregò di rispettare l'impegno di on tocCarla neanche e mi chiese se potevo farle una serie di scatti mentre si spogliava, quasi fosse una spogliarellista.
Le prime due foto mentre ancora indossava l'accappatoio, poi lo fece scivolare a terra rimanendo in reggiseno , tanga e reggicalze. Era una meravigliosa 45enne, curata, un grande splendore. Il mio "amico" cominciava a dare segni di vita. Nel momento in cui si tolse il reggiseno liberò due tette favolose, enormi; cominciavo a sudare e continuavo a scattare. Si tolse anche il tanga ed apparve una figa completamente depilata; non ce la facevo quasi più. Completamente nuda, con indosso solo calze e reggicalze, si sdraiò sul letto e volle essere fotografata a gambe larghe, mentre si toccava e poi in ginocchio offrendo alla vista due splendidi glutei.
Stavo impazzendo e provai ad avvicinarmi un po' di più ma lei mi scostò ricordandomi ciò che le avevo promesso. Facemmo ancora altri scatti con lei in poltrona con le gambe divaricate e la fica completamente aperta. Ad un certo punto sentii la porta aprirsi ed ebbi un sussulto nel vedere Roberto il quale, però, notato il mio imbarazzo mi disse di star tranquillo e chiese alla moglie se avevo mantenuto i patti. Lei rispose di sì ed alzandosi dalla poltrona si avvicinò a me e mi infilò tutta la sua lingua in bocca, prendendomi una mano e posandosela sulla fica, completamente bagnata. Anche un sua mano scese a toccarmi la patta dei pantaloni dove, ormai, il mio cazzo stava esplodendo. Il marito le andò dietro e cominciò a baciarle la schiena e la base del collo.
Gianna mi slacciò i pantaloni e dopo aver estratto, con sapiente lentezza, il cazzo dallo slip si inginocchiò e se lo infilò in bocca succhiandomelo e mordicchiandomelo con grande delicatezza. Mi leccava i testicoli, mi carezzava il buco del culo, stavo per dare i numeri.Roberto, intanto, si era spogliato completamente e sedutosi i poltrona si masturbava godendosi lo spettacolo ed incitava la moglie.
Sollevatasi i piedi quella splendida creatura tenendomi per il cazzo mi portò verso il letto, mi fece sdraiare e mi venne sopra infilzandosi n un sol colpo. Iniziò a cavalcarmi sempre con maggior foga sussurrandomi all'orecchio che era una gran troia, che voleva tanti cazzi, che dovevo donarle tanta sborra. Roberto, intanto, si era alzato e postosi alle spalle della moglie la infilò nel buchino. Gianna strabuzzò gli occhi e venne quasi subito, gemendo ed agitandosi come una matta. Anche noi uomini godemmo e rimanemmo tutti e tre sdraiati sul letto senza dire parola. Dopo un po' Gianna si alzò e si recò in bagno. Sentimmo l'acqua scorrere e quando tornò baciandomi in bocca mi disse che voleva essere leccata e senza darmi neanche la possibilità di risponderle mi si mise a cavalcioni sul viso mettendomi quella fica completamente depilata in bocca. Iniziai a leccare, succhiare, a penetrarla con la lingua nella fica e a metterle prima uno e poi due dita nel culo. Intanto il mio cazzo dava segni di risveglio ed all'improvviso sentii una lingua che percorreva tutta l'asta e si soffermava tra l'attaccatura dei testicoli ed il mio buco.
Capii che era Roberto e con la mano cercai di allontanare la sua testa. Gianna, intanto, cominciava a riversare sul mio viso i suoi umori e mi disse di lasciarlo fare e che quello era, un po', il prezzo che dovevo pagare. Debbo, però, dire che Roberto era bravo con la bocca quasi come la moglie; lo ingoiava tutto, lo tirava fuori lentissimamente, mi leccava e succhiava i testicoli, In breve proprio mentre Gianna godeva sotto i colpi della mia lingua io riversai la mia sborra nella bocca del marito. Rimasero ancora in albergo altri due giorni e ne combinammo di tutti i colori.
Ci siamo, poi, rivisti un'altra volta a casa loro ed in quell'occasione scattammo alcune foto che se loro mi autorizzeranno pubblicherò su questo sito.
Fotoamatore

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