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Sono un consulente di 38 anni. Sono sposato e vivo nelle Marche.
Sono diventato il bull di una coppia romagnola casualmente, dopo
aver conosciuto
la "lei" in una normale chat all'inizio del 2004.
Non ho cercato altri incontri, anche per la pigrizia (forse orgoglio
.e magari un pizzico di paura!) di non inviare foto digitali.
Tutto questo finchè non m'è accaduta la storia che
leggerete.
Racconto che nasce per il divertimento della protagonista femminile,
che è anche colei che mi ha parlato di questo sito.
Alla fine del mese di Giugno, ricevetti la telefonata di una azienda
veneta, il cui titolare, conoscendo la mia specializzazione, mi
invitava ad un incontro per una possibile consulenza. Non avrei
potuto fino alla loro
chiusura per ferie, così decisi di fissargli un appuntamento
il lunedì in
cui avrebbero riaperto.
Decisione infelice: quel giorno tutta l'Italia si rimetteva in moto,
e rimasi bloccato a Padova per quasi due ore. Non sarei arrivato
prima delle 12.30. Chiamai per avvisarlo, e lui mi disse di non
preoccuparmi: lui e sua
moglie sarebbero rimasti in ufficio durante la pausa pranzo, anche
perché i loro due figli erano ancora in vacanza al mare.
Anzi, avrebbe ordinato qualcosa in più da mangiare, visto
che sarei rimasto con loro.
L'arrivo mi mise di buon umore: la fabbrica era molto bella, e completamente
circondata dal verde. Nel parcheggio luccicavano la Mercedes di
lui, e la fuoristrada di importazione di lei (una macchina ricercata,
suscita sempre la mia curiosità sulla personalità
di chi la guida).
Il loro ufficio era all'ultimo piano della palazzina direzionale
di tre piani. Un'ambiente ovattato e molto gradevole: moquette color
smeraldo, boiserie, mobili ricercati. Mancava un po' di sottofondo,
ma era un posto
decisamente accogliente.
Mi venne incontro un uomo abbronzato,con due simpatici baffi, ma
un po' troppo pregno di acqua di colonia. Mi strinse la mano cordialmente
e mi fece accomodare in un tavolo da riunione in cristallo, sedendomi
davanti.
Nell'altra stanza sentivo la voce squillante di lei al telefono,
che scambiava probabilmente con qualche amica ancora uno scampolo
delle ferie appena trascorse.
Suo marito mi sorrise sornione. Dovevamo aspettarla e, nel frattempo,
ci
saremmo scambiati i soliti convenevoli: il traffico; la fine delle
ferie e
bla, bla, bla.
Lei, fortunatamente, concluse quasi subito e ci raggiunse: circa
45 anni, portati divinamente, una chioma fluente e piena di meche,
un bellissimo sorriso dominato da un naso importante, che io adoro.
La camicia in seta
avorio, lasciava intravedere due seni pieni e rotondi, costretti
da un reggiseno in tinta il cui bordo in pizzo faceva capolino in
maniera studiata e assolutamente elegante dalla scollatura, che
il colore bruno
dell'abbronzatura rendeva irresistibile.
Un jeans elasticizzato evidenziava lunghe ore di palestra, ed uno
zoccolo con la zeppa dava risalto e sensualità ai piedi affusolati
e curati.
Era alta (qualità che, a dire il vero, non sempre apprezzo
in una donna), e siccome lo sono anch'io disse ridendo al marito:
"Ma allora non è vero che i consulenti che conosci non
vanno oltre il
metro e sessanta?!"
Mi riaccomodai di fronte a loro e capii subito chi dei due "portava
i pantaloni". Iniziò a parlare speditamente riempiendomi
le orecchie di nomi e cifre senza mai togliere lo sguardo dal mio.
Percepivo il suo totale
controllo mie espressioni. Nonostante ciò, più di
una volta mi resi conto di scivolare con lo sguardo sul suo decolletè
e, per un attimo mi sembrò di cogliere il suo disappunto.
Era difficile rimanere impassibile e
professionale, ma mi sforzai.
Dopo averla lasciata parlare a lungo venne il mio turno.
Espressi con chiarezza delle obiezioni, dimostrando che, nonostante
la scollatura, avevo prestato attenzione alle cose che aveva detto.
Le argomentazioni che stavo sciorinando mi avrebbero portato verso
il rifiuto
dell'incarico, dopo del quale avrei consigliato loro di rivolgersi
ad un mio collega più adatto di me per quel compito.
Mentre parlavo però, il cellulare di lei iniziò a
vibrare. Era sul tavolo ed ognuno di noi poteva leggere il nome
sul display: "Walter".
Lei lo prese, spinse un tasto, e la vibrazione cessò.
Un istante dopo vibrò ancora per un attimo: era un sms. Lui
lo lesse e rimise il telefono al suo posto, mentre io e sua moglie
continuavamo a parlare. Squillò un cellulare nell'altra stanza.
Lei si alzò scusandosi, suo marito continuò a bofonchiare
qualcosa, ma non avevo voglia di proseguire, tanto poi avrei dovuto
ripetere a lei. Lei rispose al telefono con un "Ciao Valli!",
aggiungendo che l'avrebbe richiamato più tardi. Mi sorprese
la complicità del suo tono di voce, sempre più flebile.
Ad un certo punto accostò la porta per non essere ascoltata.
A quel punto, guardando lui, pensai di avere davanti un cuckold.
L'occhiata complice che si scambiarono quando lei uscì, ne
fu la conferma.
A quel punto avevo dimenticato tutto ciò che stavo dicendo.
Provai e ritessere il filo del discorso più volte, ma i miei
sguardi si scioglievano nei suoi e colavano nell'invitante fessura
tra le sue tette. Ogni mia parole
slittava come un cammello sul ghiaccio e, come se non bastasse,
le mie mani stavano sudando e avevo riempito il cristallo di impronte.
Se io sembravo un animale africano al polo, lei era sicura come
una volpe nel pollaio, e non ci mise molto a capire che avevo individuato
il ruolo di quel Walter.
Si alzò col pretesto di cercare un catalogo e, dopo pochi
secondi, chiamò il marito perché l'aiutasse. Tornò
da sola, e si sedette sulla sedia accanto alla mia.
Continuammo a parlare di lavoro: lei mi chiedeva se fossi sicuro
di voler rinunciare alla proposta, e francamente non ricordo altro:non
riuscivo a pensare, lei era cambiata, si comportava come se non
ci fossimo conosciuti
pochi minuti prima. Ero così eccitato, da non notare che
anche il terzo bottone della sua camicetta, ora era slacciato. Indugiai
con gli occhi, lei si interruppe, si guardò, eppoi tornò
a sorridermi.
A quel punto mi feci coraggio, e risposi ostentando tranquillità
al suo sorriso. Ora lei era protesa in avanti, aveva appoggiato
una mano sul mio ginocchio e continuava a parlare.
Osservavo le sue dita laccate, stavo per prendere la sua mano,
e mi girai a cercare il marito: non lo vedevo, ma sentivo il rumore
di una poltrona a rotelle nell'altra stanza.
La sua mano prese la mia. Ci stavamo guardando in silenzio. Le
rotelle della sua sedia vennero verso di me, e mi trovai a pochi
centimetri dalla sua bocca.
Non ci baciammo, ma intrecciammo le nostre lingue. Continuavamo
a leccarci
e sentii la sua mano sulla mia patta. Continuando a guardarmi come
una cerbitatta si chinò e leccò il rigonfiamento dei
miei pantaloni.
La sua schiena inarcata si scopri. L'accarezzai fino a raggiungere
ilbordo del perizoma. Le infilai una mano nei jeans, e con l'altra
slacciai la cintura di strass, mentre lei faceva lo stesso con me.
Ci alzammo in piedi, le avevo infilato una mano tra le chiappe
e leaccarezzavo il buco del culo. Lei mugolando leggermente ad occhi
socchiusi, mi tolse la camicia. Provai a toglierle le mani di dosso
per sbottonare la
sua, ma lei piegandosi ancora all'indietro mi dissuase, e con quell'espressione
da troia: ".non smettere, faccio da sola". Aveva un seno
fantastico, due capezzoli grandi e scuri, era rimasta in
perizoma, e continuava a sculettare piegata accogliendo le mie carezze.
Non si inginocchiò per non allontanarsi dalla mia mano, ma
si piegò ancora ed incominciò a leccare e succhiare
il mio uccello. Le mie carezze le
piacevano, e a me facevano impazzire i suoi mugolii a bocca piena.
Mi dimenticai completamente che eravamo in tre fino al momento
in cui lei senza smettere di succhiare lo chiamò. Lui si
alzò dalla poltrona,
avvicinandosi: era senza pantaloni e se lo teneva fra le mani. Lei
gli disse: ".senti com'è buono!".
Lui si avvicino e si baciarono avidamente. Si sedette su una delle
poltrone e continuò a menarselo guardandoci,finchè
lei
non gli chiese, senza allontanare la bocca dal mio cazzo, di prendergli
la borsa.
Doveva essere su di giri anche lui, perché andò di
la senza riuscire a trovarla. Lei lo raggiunse furiosa gridando:".MA
DOVE CAZZO LA STAI CERCANDO?!"
Vederla tornare con quegli zoccoli e il solo perizoma, era una
visione stupenda, mi sorrideva e rovistando nella borsa ne tirò
fuori un profilattico:
"Lo sai, vero, che ho una gran voglia di cazzo?"
Deglutì a fatica mentre lei, inginocchiata, si leccava le
labbra infilandomi il preservativo. Si piegò sulla moquette
a pecorina mentre il marito si sedeva a circa un metro davanti a
lei. Girandosi mi sorrise
ancora, mentre con una mano si scostava il filo del perizoma, accarezzandosi
il pelo.
La montai a lungo, accarezzandola, e stringendole le tette, mentre
lui continuava a menarselo. Ad un certo punto mi chiese alzandosi:
"Infilaglielo nel culo". Richiesta che le fece mugolare
un roco "ooh ..sì!!"
Andò nell'altra stanza e tornò con uno strap, un filo
di sfere da 5 cm di diametro, e gliene mise una in bocca.
Le bagnai il buco del culo, allargandoglielo con le dita: prima
uno, poi due. Intanto lei scuoteva il capo facendo dondolare lo
strap. Glielo sfilai dalla bocca e, mentre le entravo dietro, glielo
infilai nella fica.
Inizio a gridare al marito: "Voglio qualcosa in bocca! Dammi
il tuo .sbrigati ..sto venendo .non ne posso più!"
Lui si avvicinò lasciando che lei iniziasse a pomparlo avidamente.
Guardava me che la inculavo e le facevo scorrere dentro e fuori
lo strap: "Ti piace?! .dimmi che vorresti anche il cazzo di
Walter in questo
momento"
Iniziava a muoversi violentemente emettendo gemiti violenti e soffocati.
La saliva le colava dalle labbra. Lui insisteva: "DIMMELO!
.dimmi che al posto del mio, vorresti succhiare
il cazzo di Walter!"
".sssì .voglio anche il cazzo di Walter .li voglio dappertutto
.adesso!!"
Iniziò a gridare, sentii le sue unghie afferrarmi le palle,
e continuai a muovermi finchè il suo gridò non tornò
a smorzarsi.
A quel punto disse sorridendo al marito, che era tornato alla sua
poltrona: "ora ti accontento."
Mi tolse il preservativo e si sdraiò tra le mie cosce: ".vuole
che mi
sborri sulle tette!"
Iniziò a toccarsi giocando con lo strap, che leccava prima
di rinfilarlo
di nuovo.
L'odore del suo umore, la visione del suo corpo, mi fece venir voglia
di giocare con i suoi piedi. Iniziai a leccarglieli, succhiandole
le dita unaad una, mentre continuavo a menarmelo. La cosa piacque
evidentemente a tutti
e due, perché mentre lui si contorceva sulla poltrona, lei
riprese a succhiarmi avidamente .finchè sentendo che stavo
per esplodere, mi accolse tra le tette. Che lasciò asciugare
con i kleenex a suo marito, mentre io mi
rendevo conto di avere un grande appetito. > Presi un vassoio
di insalata di riso e ne mangiai, usando come piatto, il dorso dei
suoi piedi. A loro piacciono molto le mie zone: ci siamo rivisti
altre due volte.
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