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Chissà poi perchè ho voluto fermarmi
a Venezia, questa notte...
Chissà poi perchè venendo dal meeting a Roma e con
un appuntamento domani
col "mega-cliente" di Padova, il muso della mia auto ha
puntato dritto
per il parcheggio del Tronchetto...
Forse ero stufo di "budget" "Profit & Losses"
di "income before incom taxes" ed altre menate simili:
"parolacce" di cui si riempiono la bocca i mostri della
finanza che sono costretto a frequentare da quando sono un dirigente...
Avevo volgia di poesia. La poesia di una città magica che
muore di una lenta agonia.
Mi sono fermato al solito hotel di Cannaregio, uno dei pochi angoli
dei Venziani veri, uno dei pochi sestieri che non sia tenuto in
piedi a forza per i turisti.
Venezia talvolta mi ricorda una vecchia attrice americana che malgrado
la sua decrepitezza, vive come imbalsamata da inteventi plastici,
trucco e quant'altro possa mascherare il tempo della
gloria ormai andato.
Sono uscito coì come ero, ancora in giacca e cravatta. Sembro
un pinguino in vacanza a Venezia, anche perchè il caldo di
questo inizio estate è soffocante...
Ho mangiato qualcosa di corsa. Mia moglie e mia figlia a quest'ora
dormiranno già.
Mi godo la mia solitudine in compagnia della mia sempre più
vietata sigaretta.
Mi sono fermato in un punto strano della città.
Credo di essere a Dorsoduro ed il ponte dell'Accademia non dovrebbe
essere lontano.
Ma tutto sommato che importa.
Volevo vedere un po' di vita veneziana, ma a quest'ora di notte,
non posso pretendere di vedere
molto. Inoltre il punto in cui sono è relativamente nascosto
e buio.
Sono sotto un porticato, vicino ad un bar e a pochi passi da un
albergo.
Non si vede nessuno, tranne un gruppo di tedeschi ubriachi che fanno
casino e urlano troppo forte per i muri delicati di questa città.
Come al solito non capiscono un....
Sono pervaso da una sensazione strana. Un sordo sentore di attesa
di un
evento speciale.
Non credo che a quest'ora di notte ed in questo cantone buio possa
accadere qualcosa di magico ed irripetibile. Dovrei andare a dormire.
Eppure resto qui, ed accendo un'altra sigaretta.
Da quest'angolo ho una visuale perfetta del campiello e del piccolo
ponte, con uno dei sei lampioni spenti, teso verso il resto del
mondo e verso la mia "way back home". Non mi muovo e aspetto.
Ho la sensazione
come se qualcosa di inaspettato arrivi da quel ponticello.
Forse ho visto troppi film americani.
Rumore di passi. Passi femminili. Potrei giurare che sono passi
di
sandali, con quel rumore secco asciutto e leggero che un paio di
sandali
coi tacchi a spillo può fare.
Come al solito la mia fantasia galoppa. La mia fantasia di feticista.
E
non solo.
Con un passo all'indietro mi nascondo nel cono d'ombra dei lampioni
e mi celo in corrispondenza di una nicchia di un piccolo portone.
La mia visuale non ne soffre.
La vedo arrivare. Ha un incedere lento, un po' altalenante. Forse
ha bevuto. Si infila sotto il porticato buio. Procede lenta e soprapensiero
ma si capisce che deve andare da qualche parte. Mi scopro voyeur
e la
spio mentre si avvicina. Ha uno splendido vestito un po' retrò
che ne esalta la femminilità, ma più di tanto non
lascia vedere.
Ha un incedere molto sensuale.
Di una donna che sa affascinare senza scoprirsi troppo.
Sono certo Le piaccia essere guardata e soprattutto immaginata dagli
uomini: sapere che un uomo la guarda tentando di immaginare le sue
grazie nascoste...
La mia intuizione era giusta.
Porta dei sandali chiari, quelli che preferisco: tacco a spillo
e suola bassa.
Molto raffinati. E' decisamente elegante ed il tocco finale è
una piccola borsettina a tracolla che però
lei porta annoiata e scanzonata dietro la schiena.
Un piccolo barlume di tristezza vela i suoi occhi.
E' sicuramente uscita
da una festa o da un ricevimento in cui non si è divertita
o, peggio, è stata mostrata come il trofeo di qualcuno che
poi non si è nemmeno accorto che lei se ne andava.
Qualcosa di nuovo mi sta accadendo. Non ho mai guardato altre donne
all'infuori di mia moglie. Non sono il tipo che ama cercarsi avventure
extraconiugali per trovare conferme alla propria mascolinità:
quello che
ho (ed è gia tanto) mi è sempre bastato.
Ma questa volta è diverso. Non riesco a staccare gli occhi
dal Lei e dalla sua sensualissima passeggiata e mi scopro a fantasticare
sulle sue curve. Chissà come sarà la sua lingerie?
Forse sto esagerando. Non voglio spaventarla. Non sono un maniaco.
Forse.
Mi incasso ancor di più nella mia nicchia e lei mi passa
davanti. Forse non si è accorta di me. Sento il leggero frusciare
del suo vestito ed sono colpito dal suo profumo misto di essenza
pregiata, alcool e afrore
leggero di pelle femminile.
Mi sono appiattito più che potevo, ho trattenuto il respiro
per non fare rumore e lei è scorsa via.
Forse è meglio così. Lei sparirà dietro l'angolo
e io tornerò in albergo con il mio bagaglio di fantasie non
sfogate che mi tormenteranno per tutta la notte.
Improvvisamente lei si ferma. Trattengo ancora il respiro. Il silenzio
si impadronisce del luogo. Nessuno dei due si muove.
Forse mi ha visto.
Poi riprende a camminare. Ancor più lentamente. Sembra non
aver poi tanta voglia di raggiungere la sua destinazione: gira verso
il ponte sale i primi gradini e si volta. Guarda veso il mio porticato
come in cerca di
una conferma di una sensazione.
Non si muove e non ha nessuna intenzione di farlo.
Sono in trappola. Mi ha visto ed inoltre blocca la mia via di fuga.
Cerco di non fare rumori e respiro silenziosamente.Merda, mi ha
beccato.
Adesso viene quà e comincia ad urlare, o peggio, corre in
Albergo e chiama la Polizia.
Invece non sembra preoccupata. Se non fosse per la distanza che
non mi permette di vederla bene in volto, giurerei che stia sorridendo.
Mi sento come il bimbo preso con le mani nella marmellata. Cerco
di immaginare tutte i possibili sfoci negativi di questa situazione
per trovare tutte le possibili vie d'uscita logiche ed il meno possibile
compromettenti.
Inizia a tornare indietro, molto lentamente, un passo al secondo.
E' già in fondo la ponte ed inizia a imboccare il buio porticato.
La vedo bene, ora: sorride. Ostentando indifferenza continua la
sua passeggiata fino alla mia nicchia, ma si volta dandomi le spalle.
La vedo in controluce ed il suo vestito inizia una danza in trasparenza
che mi
svela le sue forme.
Resta girata. Sa che io sono li. Vuole che la guardi. Sfila avanti
indietro di qualche metro per mostrarsi in tutto il suo splendore.
Riprendo a respirare lentamente. Sa che sono li e vuole che resti
li a
guardarla.
Sono eccitato come un ragazzino alla prima esperienza: ho paura
di quello che potrebbe succedere, ma sono troppo curioso di vedere
come finirà.
Improvvisamente si muove: stende una gamba in avanti e si piega
in avanti fino a toccare il suo sandalo sinistro come a fingere
di voler stringere la cinghia alla caviglia.
Lo fa molto lentamente e continuando a sorridere.
Mi provoca. Resta qualche secondo con il suo fondoschiena bene in
vista. Non riesco a resistere. La mia mano si muove in avanti quasi
contro la mia volontà. Sono conscio del baratro che mi si
potrebbe spalancare sotto ai piedi dopo quel gesto, ma non ci posso
fare niente.
Vedo la mia mano muoversi come fosse quella di un altro e non posso
fermarla. Le sfioro dolcemente ed impercettibilmete la coscia estena
destra e la natica: le sto silenziosamente chiedendo permesso....
La sua reazione è un fremito di voce. Sussurrato. Quello
che gli inglesi
chiamano "moaning"...
Conitnuo sempre più eccitato la mia esplorazione del suo
corpo.
La sua pelle è liscia e setosa come la pelle di una pesca.
Malgrado il caldo umido di questa nottata afosa, le mie mani scivolano
agili su di lei. Improvvisamente si alza. Senza voltarsi si appoggia
a me con la schiena. Mi prende le mani e se le posa addosso.
A caso.
Non vuole aiutarmi. Vuole che sia io a scoprire lentamente tutti
i sensibili interruttori del suo piacere. Ed allora do libero sfogo
alla mia fantasia manuale. Sfioro lentamente le braccia, le tocco
le mani e quindi
risalgo lungo una linea immaginaria fino ad accarezzarle dolcemente
il seno.
Sento un altro fremito, maggiore del primo.
No cara mia: è troppo presto. Dovrai pazientare. Mi piace
far godere le donne, ma generalmete mi piace farle impazzire un
po'.
Scendo con una mano sul fianco fino a raggiungere nuovamente una
natica mentre l'altra mano chuisa ad artiglio scende lungo il centro
della schiena fino a toccareil perizoma. Gioco un po' infilando
il dito dentro
la sottile striscia di tessuto elastico. Quindi continuo per qualche
attimo lo "sfiorato" saliscendi delle mie mani sul collo,
sulle gambe, sulle labbra e di nuovo sulla schena, sul seno ....
Quindi, mentre con una mano raggiungo lentamente e dolcemente una
mammella, con l'altra continuo il gioco del perizoma verso la zona
pubica.
Il piccolo triangolino di tessuto si attorciglia sul mio indice
e scopre al tatto i primi morbidi e ricci peli del pube. I fremiti
e i suoi movimenti aumentano vistosamente. Stiamo danzando nel buio
il tango di peliminari, tango che voglio far durare molto più
a lungo di quello che lei si aspetti.
Decido qundi di rendere più audace la mia manovra: mentre
stringo il suo seno con una mano, mi avvicino con due dita alle
sue grandi labbra per poi farmi strada verso le sue piccole labbra.
Sono già bagnate. Inizio a
giocare con loro. Non voglio toccare ancora il clitoride. Potrebbe
essere ancora troppo sensibile. Inizio a massaggiare le dolci appendici
vaginali con un movimento rotatorio che coinvolga indirettamente
anche il
clitoride. Sento che anche le sue mani, che correvano in cerca del
mio corpo ora sono scomparse.
Vedo che ha deciso di aiutarmi a darle piacere. Poco dopo sento
che mentre una sua mano è andata a palpare la mammella restata
orfana di attenzioni, le dita dell'altra si uniscono alle mie in
questa masturbazione che
diventa sempre più forte, violenta e forsennata. I suoi ansimi,
anche se controllati, iniziano a riempire il porticato. Comincio
a pensare che sebbene non sia possibile vederci, sia assolutamente
facile sentirci.
Comunque, a quest'ora di notte (sono le 2.00 passate) ed in questo
cantone imboscato di Venezia, non credo passi proprio nessuno. E
comunque "chi se ne frega". Tuttalpiù i passanti
si faranno due risate pensando che da
qualche parte qui nascosti ci sono due che scopano...
Perchè è proprio quello che ormai entrambi vogliamo.
Inutile dire che io nel frattempo ho un'erezione da urlo. Mi sembra
che mi stia per scoppiare il tubo e la cappella è così
tesa da sebrare voler saltar via dall'asta. Sono anche preoccupato
perchè, malgado non sia io
uno che ha problemi di eiaculatio precox, dovrò comunque
controllarmi per non finire troppo presto questo bellissimo gioco.
Lei è molto eccitata e bagnata. Forse è in piena ovulazione
o forse è come me: sovreccitata dal nuovo gioco tra sconosciuti.
Le mie dita sono deicsamente "allagate" dai suoi umori.
Mentre lei continua a masturbarsi sempre più forsennatamente.
decido di spostare l'attenzione delle mie dita verso altri lidi.
Approfittando di un suo
movimento, la piego parzialmente in avanti e le allargo di più
le gambe.
La tentazione ora è tropo forte. mi piego dietro di lei ed
inizio ad annusarla ed a baciarle la schiena per tutta la sua lunghezza
fino a
raggiungere il suo sedere. qundi inizi a baciarle le natiche , mentre
la mia mano scorre veloce sulla sua vulva. Scopro dalle sue moine
che le piace e decido di tentare la fortuna: dopo averle baciato
e leccato
l'inzio della vulva ed il peritoneo, inizio a dedicarmi al suo secondo
canale.
E' piccolo, stretto ed allagato anche lui dagli umori "anteriori".
Inizio a farmi strada con la punta della lingua. Lei è super-eccitata
ed il suo culetto inizia a pulsare sotto i miei colpi di ingua.
Non è certo un
orgasmo ma è un invito a continuare. Decido di farmi strada
con il mio dito indice allagato dai suoi umori.
Quasi senza sforzo, il mio dito penetra prima il primo poi il secondo
sfintere. Sono dentro. Stando attento a non procurarle dolore o
fastidio inizio a muovermi dentro di lei. Lei intanto inarca la
schiena per il
piacere quasi a voler incoraggiare la mia manovra. Mentre inizio
a muovere avanti ed indietro il dito , mi accorgo di non essere
solo, li dentro.
Attraverso il sottile tessuto che separa i due canali, sento le
sue dita che nel frattempo si sono fatte strada nella sua vagina
ed iniziano una danza alternata con le mie che le fà raggiungere
un primo orgasmo.
Proporio durante questo primo orgasmo ne ho approfittato per infilarle
nel culetto un secondo dito, che insperabilmente ha trovato la sua
strada senza alcuna fatica. Ormai siamo un groviglio di corpi nella
semi
oscurità. Iniziamo a diventare visibili, ma a nessuno dei
due sembra importar più di tanto....
Mentre lei stà già cogliendo i prmi frutti del nostro
incontro, io mi trovoancora a bocca asciutta. Decido quindi di uscire
un po'allo scoperto.
Affero uno dei tavolini del bar chiuso e lo avvicino. La mia mascolinità
sta erompendo e non riesco più a trattenermi. La prendo senza
tanti complimenti per i fianchi e la "sbatto" sul tavolino:
Mentre sto tirando
fuori il cazzo dai pantaloni, lei riesce a dirmi "aspetta:
ho un preservativo in borsetta".
Le donne sono magiche ed incredibili. Io non ci avevo pensato minimamente,
mentre Lei, che è sconvolta dal piacere, ha pensato anche
ai rischi.
Sono proprio un coglione.
"Te lo metto io" mi dice. quindi mi avvicino a lei, che
decide di assaggiare quel magico frutto prima di incartarlo. Inizia
prima a leccarne la cappella con piccoli colpi e con leggeri baci;
quindi forma un po' di
saliva in bocca e dopo averlo leccato e bagnato fa qualche affondo
rischiando seriamente che le venga in bocca. Quindi srotola il preservativo
sul mio uccello e mi dice: " Ora datti da fare...". Mi
posiziono davanti a lei. Le struscio in su e in giù il glande
sulle sue grandi e piccole labbra per bagnarlo bene e non produrle
fastidio al mio
ingresso e quindi lentamente mi faccio strada in lei.
E' estremamente calda e bagnata. Malgrado il preservativo riduca
le sensazioni, sono stretto dalle sue vampate di calore inebrianti.
Inizio a scorrere
lentamente.
Ho paura di venire troppo presto. Mentre lei inizia
ad ansimare al ritmo dei mie colpi ripenso a questa assurda quanto
arrapante situazione.
Oramai siamo in piena vista di tutti: chiunque passi ci può
vedere. Penso che potrebbe improvvisamente arrivare il Suo Accompagnatore
e magari che potrebbe giustamente incazzarsi e riempirmi di botte.
Ma in questo momento non me ne frega niente. Anzi. All'idea che
il suo lui possa
passare da un momento all'altro, fa sì che aumenti via via
la frequanza dei colpi. Mentre lei ormai non si controlla più
e inizia d dirmi "vai...così...scopami più forte..."e
simpatiche cosette del genere che mi
fanno impazzire, io mando indietro un primo assalto eiaculativo
e quindi, dopo qualche secondo di rallentamento, la aggancio per
i fianchi e ri-inizio forsennatamente a sbatterla. Così forsennatamente
che una gamba
del tavolino si piega e ci troviamo entrambi per terra. Io preoccupato
le chiedo "tutto bene? Ti sei fatta male?" lei mi dice
sorridendo "meglio di così?...."
E' atterrata dolcemente di fianco e sempre sorridendo si gira ancora,
mettendosi a 4 zampe sulle ginocchia e guardandomi con aria sorniona
mentre, nel contempo, ha ricominciato a pasticciarsi la patatina
con le
dita.
Ho colto il segnale: mi metto dietro di lei.Iintingo il mio uccello
negli umori della sua vagina per lubrificarlo, quindi punto diritto
al suo
secondo canale. Mi appoggio, lei si sistema meglio con le ginocchia
quindi mi fa segno di poter andare. Inizio lentamente a penetrarle
il culetto.
Gli sfinteri lentamete dolcemente si aprono al passaggio del mio
glande.
Mi fermo qualche secondo per permettere agli sfinteri di rilassarsi
prima di infilare l'asta, più dura e larga. Piano piano continuo
la mia corsa:
molto, molto lentamente. Non voglio farle male. Continuo la mia
corsa fino alla radice dell'asta. Quindi mi fermo un secondo per
vedere come stia.
Sembra molto rilassata.
Mi guarda e mi dice "Continua, ti prego...."
quindi inizio il mio lento movimento avanti ed indietro. Ormai gli
sfinteri sono allargati e sento che in lei, il lento fastidio iniziale
ha ormai fatto posto al piacere.
Aumento sempre più la frequenza dei colpi,
fini che raggiungono la stessa velocità della scopata di
prima.
Lei sembra gradire molto la pratica anale. Il suo culetto si contrae
ormai ritmicamente e i suoi versi sconnessi, uniti ai piedi inarcati
mi danno la
conferma che un secondo orgasmo , molto più potente del primo,
è ormai in atto.
Non paga di cio, non paga dell'essere inculata all'aria aperta col
culo in aria e la testa in terra, oscenamente aperta al piacere
ed agli
sguardi di tutti, decide di infilarsi due dita nella vegina e di
andare a cercare attraverso i suoi tessuti il mio cazzo che la sta
inculando.
Sento il suo culo ormai dilatato che continua a contrarsi, sento
le sue dita che mi masturbano mentre la sodomizzo, la vedo ansimare
e quasi piangere per l'orgasmo in atto, la vedo così, a terra,
seminuda, con il
perizoma spostato ed i suoi sandali chiari col tacco a spillo che
tanto mi fanno impazzire, metre il sottoscritto la pompa forsennatamente
da sopra...
E' troppo.
Questa volta non resisto ed erompo in quello che forse è
il miglior orgasmo della mia vita. Un piacere enorme, di intensità
mai provata che mi investe come una cascata di acqua gelata e chde
mi lascia tramoritito.
Esco da lei e mi appoggio ad una colonna, trafelato,sudato, con
i pantaoloni abbassati, decisamete sconvolto.
Dopo qualche attimo di sbandamento mi guardo intorno. Vedo lei a
terra: prostrata ma soddisfatta. Mi sento un porco ed un verme.
Mi sembra di aver abusato di lei.
Mi alzo di corsa i pantaloni e corro a darle un mano per rialzarsi.
Lei accetta di buon grado il mio aiuto. Si risistema gli intimi
e ri-dà un aspetto quasi normale al suo vestito. Se non fosse
per le mani e le ginoccchia sporche e la pettinatura un po' sconvolta,
sembrerebbe che
nulla sia accaduto.
Si ravviva un po' i capelli e si siede su uno dei muretti del porticato.
Mi siedo accanto a lei. Con aria un po' colpevole le rivolgo la
parola con uno "Scusami, non so cosa sia successo. Normalmente
non mi comporto così".
Lei ride. Ha un bel sorriso. "Beh, se è per questo,
nemmeno io sono abituata a far l'amore con gli sconosciuti. Per
di più per terra, sotto un porticato...."
Ci facciamo una risata, quindi le propongo "Ti accompagno in
albergo", ma lei gentile, rifiuta: "Sono praticamente
arrivata, e comunque preferisco non farmi vedere in compagnia. Sai
non sono sposata, ma ero qui con un
accompagnatore che potrebbe seccarsi di vedermi arrivare con un
estraneo..."
"Capisco" le ho detto, "ma...".
"Niente ma. E' meglio così..." e con gli occhi
indica la fede al dito della mia mano. Mi fà sorriso dolcissimo,
come solo una donna innamorata e complice può fare, mi dà
bacio sulla punta del naso e si allontana.
Vorre seguirla per veder l'hotel, e per capire chi è, e magari
riincontrarla. Ma forse è meglio così. Mi allontano
dal portico e testimone di quest'incontro e del suo dolcissimo bacio
finale ed imbocco
il ponticello che mi riporterà alla mia realtà.
La lunga strada percorsa in andata vola come un soffio mentre la
mia mente stordita cerca di trovare scuse ai miei comportamenti
affollata da un ricordo tanto forte e piacevole.
Arrivo in albergo, ho chiesto la chiave e salgo in stanza. Ho bisogno
di fare una doccia. Generalmete la doccia mi aiuta a schiarimi le
idee, e anche questa volta non fallirà.
Mentre mi spoglio mi guardo allo specchio e.... e penso: che idiota
che
sono. Mi sono dimenticato nella confusione mentale di levarmi il
preservativo... Ho macchiato i pantaloni. Per fortuna ho un vestito
di
riserva per domani....
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