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Vi racconto un'altra storia che ho vissuto con mia moglie.
Lei ha avuto bisogno di andare dal dentista. Ha fissato un appuntamento
da un medico che avevamo conosciuto in una vacanza dove si trovava
con la famiglia.
La cura si è dovuta protrarre per qualche tempo. Dopo i
primi appuntamenti fissati nel primo pomeriggio, ha cominciato a
prenderne altri verso sera, come ultima cliente. Io non sospettavo
nulla se non accadde un fatto curioso. Notai infatti che, ad ogni
appuntamento si presentava vestita in modo sobrio ma molto sexy.
Vi ho già detto dei sabot neri a punta che le fanno delle
gambe meravigliose.
Un sabato pomeriggio mi chiese di accompagnarla a comprare delle
mutandine per un nuovo vestitino nero stretto a affusolato, molto
aderente che le mette in risalto la vita stretta e il seno, non
abbondante ma molto preciso, ben disegnato. Fu lì che disse
"sai lunedì devo andare dal dentista".
Fu una dichiarazione ed insieme un'autorizzazione. Potevo rifiutarmi
di accompagnarla? Entrammo nel negozio e scelse due paia di perizoma
che, potremmo definire spiritosamente "infradito", praticamente
non c'erano.
Lunedì pomeriggio tornai presto dal lavoro e la trovai intenta
a prepararsi, doccia, depilazione approfondita, "riquadro"
del pelo a striscia sottile, crema idratante e tutto quanto necessita
ad un grande momento.
Con mia sorpresa mi chiese di accompagnarla, "visto che sei
venuto prima".
Sapevo già cosa mi aspettava. L'appuntamento era alle 19.45.
Come entrammo nello studio, l'infermiera ci salutò e ci disse
che non appena usciva l'ultimo paziente toccava a lei.
Nella sala d'aspetto lei mi sedeva di fronte.
Bellissima, tranquillissima.
Era ero teso, incazzato un po' per come era maturata la vicenda,
ma eccitato.
La porta si aprì, il paziente salutò ed uscì.
L'amico dentista si affacciò all'uscio e, vedendomi, si affannò
a salutarmi come vecchi amici (siamo solo poco più di conoscenti)
e mi disse che se volevo potevo assistere.
Rifiutai e mi misi a sedere.
Ovviamente, fece accomodare lei e socchiuse la porta. Sapeva già?
Sospettava la mia curiosità? Non immaginava l'intenzione
di lei? Non sapevo cosa pensare.
Non riuscivo tuttavia a vedere cosa stesse succedendo nello studio.
Ad un certo punto sentii un suo lamento, ma era chiaramente un segno
di dolore per l'intervento medico. Dopo un lungo silenzio, invece
sentii chiaramente dei colpi ripetuti ed ad un certo punto cadere
fragorosamente qualcosa, come una lampada da un tavolo. Chiedendo
"permesso" aprii lentamente la porta con il cuore in gola.
La scena era questa: lei era seduta sul tavolo dello studio a gambe
aperte, inarcata, i piedi con le sue scarpine appoggiati a due sedie.
Lui, pantaloni abbassati, camice verde aperto davanti che dava furiosamente
colpi a lei che gemendo aveva rovesciato alcune cose a terra.
Lui si voltò e mi disse "Guarda come te la faccio godere"
mentre lei "Hai un cazzo grossissimo, amore, vieni a vedere!"
Io mi avvicinai e lui, orgoglioso e per nulla imbarazzato estrasse
il cazzo dalla fighetta di lei.
Bello, lungo e robusto, con una cappella veramente grossa.
Subito lo infilò nuovamente e lei emise un sospiro. "Tira
fuori il cazzo e fatti una sega qui con noi" mi disse lei.
Io obbediente, cosa potevo fare daltronde, mi misi all'opera.
Le mutandine giacevano umide e accartocciate a terra.
Dopo alcuni colpi violenti il medico si staccò, si sedette
su una sedia, con gesto rapido lei si sfilò il vestito e
le montò
sopra.
Lo spettacolo da dietro era straordinario.
Lui la teneva per la vita e lei, con le mani appoggiate allo schienale
si aiutava a salire e scendere lungo l'asta.
Poi, si abbassò con le spalle verso di lui e mi disse, infilamelo
anche tu.
Mi misi a cavalcioni delle loro gambe e con il cazzo tesissimo cercai
di farmi spazio tra le palle del medico e il culetto di lei. Spingendo
trovai lo spazio per infilare almeno la cappella nella fighetta.
In un momento lei gridò di piacere, il cazzo del medico era
frenetico nello spingere dentro tutto, lo sentii godere nella figa
di mia moglie ed io le sborrai sulla schiena.
Ci rivestimmo in silenzio, nessuno parlava.
Poi ci salutammo e una volta sul pianerottolo lui la richiamò
per sussurrarle qualcosa all'orecchio.
Lo baciò sulla guancia mentre con un sorrisetto mi guardava.
In ascensore lei chiesi "Cosa ti ha detto?" "Settimana
prossima, se voglio, avrà in studio un suo collega giovane
e carino".
"E allora?" "Ho un appuntamento venerdì alle
19.45".
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