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Il mip strano rapporto con il sesso n° 6 - by Maya

Gli ho dovuto dire tutto, c'era da aspettarselo.
Gio ha una memoria di ferro, come se avesse registrato ogni mia sillaba, come se avesse filmato ogni mia espressione del viso, come se avesse passato la mia voce alla macchina della verità. Ha analizzato tutto e … qualche sabato fa, dopo cena, mi ha snocciolato tutto l'elenco delle cose che non quadravano nella mia versione dei fatti.
Insomma, ha capito che mi era successo qualcosa di molto importante e non mi è restato altro che ammettere "quando" e "dove" … mi riferisco a quella mia storia in Sardegna.


A questo punto lui ha cambiato completamente tattica, forse rendendosi conto che per me era troppo difficile raccontargli a voce, faccia a faccia, tutta la verità. Oltretutto restare nel vago non sarebbe servito né a me né a lui.
Per quasi due ore è rimasto chiuso nel suo studio, poi ho sentito ronzare la stampante e subito dopo è uscito per consegnarmi alcuni fogli puntati con la cucitrice. Quando ho letto le prime righe ho avuto un tuffo al cuore … era una specie di quiz, ad ogni domanda c'erano due o più risposte, io dovevo segnare quella giusta … cioè la verità.
La prima domanda era:

- hai avuto rapporti multipli?       Sì        No

…. Cavolo, ero con le spalle al muro. Anch'io mi sono chiusa in camera da letto, a mordere la penna, tutta rossa in faccia.
Mi rendevo conto … una volta messa la crocetta sul quel sì, non avrei più avuto nessuna possibilità di restare sul vago o di fornirgli una versione addolcita dei fatti … e neppure mi sarebbe rimasta la speranza di dimenticare col tempo.
Al diavolo i dubbi, al diavolo i tentennamenti … "Sì" sì amore, accidenti sì!
Ho risposto a tutte le domande, con le guance sempre più infuocate, la mano destra che segnava tremante le caselle, incapace di mentire … la sinistra attratta dalle umide smanie tra le mie gambe: … in quanti erano … chi erano … dove è successo … quante volte … usavano profilattici … li eccitavo con la bocca … erano violenti … quanto dotati … quanto resistenti … cosa dicevano … cosa dicevo … li volevo … non volevo … godevo … quanto godevo, quando, perché … accidenti a te, avrei dovuto stracciare quei fogli (accidenti a me sì, godevo!) … avrei dovuto sentirmi infuriata … e invece no, ho scarabocchiato le mie crocette, ognuna delle quali alzava il prezzo da pagare.
Ero nella sue mani, totalmente … finalmente nelle sue mani.

Non avevo mai tradotto quella dannata storia in cifre, non l'avevo mai messa nero su bianco … cipicchia! Non mi ero resa conto di quanto avevo "minimizzato", di quanto avevo mentito a me stessa, … eppure era lì, tutto scritto come scritto da un'altra persona. Le mie inquietudini, i miei confusi sensi di colpa avevano improvvisamente preso un ordine preciso, dai contorni netti, impietosi … eppure (non posso ancora crederci) mi sono sentita sollevata, liberata.
Ho capito perché "confessare" è tanto liberatorio: i conti cominciano a quadrare, si accetta "la colpa" e si aspetta "la punizione" …
… e adesso è tutto nella tue mani, amore, fammi quello che vuoi, fammi fare quello che vuoi, farò quello che vuoi.

Giò ha ritirato la mia prova di esame e se l'è studiata. L'ha passata ai raggi X per due notti (chissà se si è masturbato anche lui ?). Era teso, molto buio in faccia e praticamente non mi ha rivolto parola fino al sabato successivo. Ha dormito poche ore, sfinito … io no, io lo guardavo. Ho cercato la sua mano e lui non mi ha respinta … che tempesta deve esser passata nel suo cervello … amore mio siamo pazzi, pazzi l'una dell'altro.

Il sabato mattina sembrava rinato, sbarbato fresco fresco, con quella espressione da schiaffi che mi fa letteralmente impazzire. Il frigo vuoto, io ansiosa di espiare le mie colpe:
"vado al supermarket, come mi vesto?"
"da troia, naturalmente!" … me lo sentivo … ci capiamo: è arrivato il momento di "ufficializzare" la mia sottomissione.
Tacchi a spillo, minigonna nera a vita bassa, cintura luccicante, giacchino corto in maglia di cotone nero, microtanga, niente reggiseno. Mi presento per l'approvazione … il tanga non passa … lo tolgo (del resto me l'ero messo per pura formalità …). Lui lo ritira e mi passa un profilattico "srotolato" … dentro ci sono alcune banconote, il sacchetto è annodato.
"ni…niente bancomat?" gli chiedo
"no, e niente borsetta. I soldi te li infili nella figa!"
Alla faccia della delicatezza … mi accompagna al super, controlla che entri senza barare.
Faccio la spesa. Così conciata mi sento tutti gli occhi addosso … mi becco pure una strusciata sul sedere.
Sì, ma come faccio a "sfilarmi" le banconote? … mi faccio coraggio: banco surgelati (il meno intasato), chiappe praticamente nel freezer e carrello davanti, divarico un po' le gambe e … flip! Ho finalmente in pugno il profilattico, è caldo, bagnatissimo, scivoloso. Lo butto nel sacco del pane, "slaccio" il nodo e vado alle casse.

Vi sembrerà un episodio di poco conto, ma per me è il primo che si e svolto dentro i confini del mio quotidiano: non a caso il supermercato era quello abituale, a poche centinaia di metri dall'edificio in cui lavoro. Non a caso al ritorno Gio si è fermato per un caffè al bar dove faccio colazione tutte le mattine. I baristi non hanno saputo nascondere la sorpresa nel vedermi in versione "zoccola", ma comunque, dopo un primo sbandamento, mi sembravano entusiasti
.
Non me lo so spiegare, però adesso mi sento più leggera, come se prima mi pesasse di dover nascondere il mio "lato oscuro".
Beh, ovviamente la "prova" del supermercato non era fine a se stessa: doveva "prepararmi"…
Non so che canale ha usato, ma gli è bastata una settimana per organizzare tutto.

Se da singola quella mia avventura non programmata (in Sardegna, vi ricordate?) mi aveva "sconvolta" proprio perché imprevista … (e perché mi ero rifiutata di pensarci sopra anche quando ormai ci ero dentro fino al collo). In coppia, questa avventura "programmata" mi ha sconvolta proprio per la sua attesa carica di agitazione e per il significato che ha preso dopo.
Innanzitutto Gio non mi ha voluto dire né "chi" né … "quanti". D'altra parte io non potevo certo aspettarmi né che si trattasse di un singolo, né di avere qualche possibilità di rifiuto. No, tranquilli, non voglio dire che non fossi libera … è che non sarebbe stato giusto dirgli di no e comunque non gli avrei mai detto di no per nessun motivo al mondo. Il mio debito lo volevo pagare … lo desideravo e ne ero eccitata.
Insomma: non era in discussione l'esito dell'incontro … qualcuno mi avrebbe fatto "la festa", punto e basta.

Non ho avuto neanche bisogno di ubbidire a degli ordini: alle 21 ero pronta, abbigliamento "adatto" e alimentazione specifica (cercate di capire …).
L'appuntamento era in campo neutro, cioè lontano da casa nostra e da casa loro. "Loro" erano in tre, il che mi rendeva del tutto impossibile un eventuale ripensamento dell'ultimo minuto.
Alle presentazioni strette di mano e battutine "semiprofessionali" … non erano certo uomini con cui sarei uscita in condizioni normali e non riuscivo assolutamente ad entrare nella parte di quella che si fa tre maschi come bere un bicchier d'acqua.
Fortunatamente le formalità sono state brevi, poi tutti nella loro macchina: il mio lui di fianco al guidatore, io dietro in mezzo agli altri due.
Il "breefing" di Gio ha portato immediatamente la temperatura in zona rossa:
"il rispetto sostanziale c'è già stato, grazie. Quello formale non importa.
D'ora in poi le regole del gioco sono:
preservativo per qualsiasi tipo di rapporto e carta bianca per tutti.
Io sono il play-maker, il centravanti, il guardialinee e l'arbitro … e se non alzo il cartellino giallo o rosso, vale la regola del vantaggio.
Buon divertimento"
Anticipando il fischio d'inizio partita, Gio ha preso in contropiede tutti, non solo me … soprattutto per quella frase "che non importava il rispetto formale". I tre tizi sembravano già esperti e probabilmente erano abituati a garantire soprattutto la parte "atletica" del gioco … forse mi vedevano un po' troppo fragile per un trattamento "da troia". Sui sedili della macchina, non sapevano da dove cominciare: anche loro stavano cedendo ad una eccitazione molto più "oscura" di quella che normalmente mettevano in campo … si vedeva dagli sguardi che si scambiavano …
Arrivati a destinazione (una piccola vecchia casa colonica), la tensione era salita alle stelle e un mio ripensamento dell'ultimo minuto ha acceso le polveri. Giuro, non l'ho fatto apposta … mi ha preso davvero quel attimo di panico e mi sono sentita cadere come nel vuoto in quel ruolo di "vittima" che tanto mi eccita.
Qualcuno forse ci resterà deluso, ma non voglio farvi la telecronaca … spero di comunicare soprattutto le mie sensazioni.

Forse è colpa mia, ma mi sa che comunque i maschi in gruppo si lasciano prendere anche loro da quei rituali che ricordano molto lo stupro di gruppo. Lo so, quello vero è un crimine odioso, terribile … ma quello ritualizzato (dai maschi) e desiderato (dalla femmina), per me è qualcosa di sconvolgente, travolgente.
Spogliata e buttata su quel materasso senza lenzuolo, l'inizio ha seguito il rituale più classico e realistico: Gio mi ha tenuto le braccia sopra la testa, due di loro mi hanno aperto le gambe e mi hanno frugato con le dita … fino a farmi tremare, il terzo si è spogliato, ha armeggiato col preservativo e si è steso sopra di me, la sinistra a palparmi il seno, la destra a tenermi il mento, la sua lingua nella mia bocca e il suo cazzo a strapparmi gemiti di piacere. Al mio primo orgasmo Gio mi ha lasciato liberi i polsi e già gli altri due avevano permesso alle mie gambe di allacciare le reni del mio … "violentatore".
Io? Beh, ho fatto la cosa più istintiva: ho desiderato che mi venisse dentro e ho odiato il preservativo per quel piacere che mi stava negando.
Non mi aspettavo una scopata tanto infuocata, così appagante … sono rimasta lì, senza forze, lasciando che le loro dita mi preparassero all'assalto più temuto. La mia bocca ha cercato il sesso di Gio e l'ha trovato paurosamente gonfio … così riuscivo a non vedere le operazioni necessarie al sesso anale "protetto" (so che ai maschi piace molto il lato spettacolare, ma per me è troppo imbarazzante).


Ho capito ben presto che il secondo era perfino più dotato del primo e che sarebbe stata un'impresa difficile anche collaborando al massimo.
Così, faccia a faccia, con la schiena sul materasso e le ginocchia sul petto … non ce l'ho fatta proprio!
Ho chiesto almeno di potermi mettere nella posizione più adatta, ginocchia, gomiti e fronte sul materasso.
Lo sapevo già che il sesso anale con più maschi è completamente diverso da quello di coppia: con un solo maschio infatti il tormento finisce quando finisce anche il rapporto e proprio in quel momento potrebbe cominciare il bello … se lui non avesse bisogno di riposo.
Con più maschi, beh, è ovvio, il tormento finisce un po' prima perché l'eccitazione alle stelle rilassa i muscoli più in fretta … ma la vera differenza è che poi seguono altri rapporti dopo il primo … più scorrevoli, perciò meno dolorosi e di conseguenza molto-moooolto più piacevoli. Fisicamente si apre uno spazio confinante con la vagina … e se i maschi sono dotati e ci sanno fare, questo spazio non ha i limiti di profondità che ci sono "davanti".

Le sensazioni della penetrazione, almeno per me, sono molto diverse: nei rapporti vaginali il sesso maschile mi entra al suo posto, si fonde, mi sembra che vada quasi a completare il mio corpo ….nei rapporti anali invece l'ingresso è un'invasione che pretende una resa incondizionata, e da questa resa partono le reazioni più sconvolgenti, a catena, fisiche, cerebrali, allo stesso tempo incolpevoli e morbose.
Quando scopo, ho bisogno che il partner regoli il suo ritmo col mio, che la sua pelle aderisca alla mia, che le sue mani e la sua bocca mi cerchino … e che i suoi occhi mi guardino lucidi di desiderio.


Quando vengo sodomizzata mi eccita l'energia, ho bisogno di mani che mi trattengano i fianchi, di affondi che mi tolgono il fiato, di ritmi che mi facciano implorare una tregua … e che la fine sia come deve essere, umiliante come il maschio vuole che sia la dilatazione che lascia quando estrae la sua spada.
Adesso avete un'idea di come è andata.
Nonostante il mio cervello fosse in orbita, il ricordo delle mie prime esperienze senza Gio è stato una presenza quasi costante e indesiderata … e temo che per lui fosse l'unico motivo per cui se ne stava lì a vedere quello che mi facevano.
Ovvio, una certa "cattiveria" da parte sua me l'aspettavo e ammetto che un suo perdono mi avrebbe perfino delusa (magari delusa non sentimentalmente ma … sessualmente sì).
Insomma, come donna mi fa piacere che il mio uomo sia sessualmente molto "incazzato" con me: è un fatto irrazionale, ma non posso farci niente.
Se fossi ancora singola o se non mi fossi innamorata di uno come lui, sicuramente la mia prima esperienza "multipla" sarebbe stata anche l'ultima (credo che sia stato così anche per altre ragazze … o no?).


Ma lui fortunatamente c'è e sa tutto.
Mi ha fatto scoprire di desiderare anche il sesso con altri maschi perché attraverso quello io sento tutto il suo amore, la sua gelosia, la forza incontenibile dei suoi sentimenti.
Le umiliazioni che desidero, che mi eccitano (e che spero continuino anche in futuro) mi danno la prova di non farlo solo per me.
Se si potesse, cambierei una sola cosa … abolirei quei dannati preservativi! Lo sperma è qualcosa che vorrei sentire dentro di me, mi farebbe sentire orgogliosa … ammirata, invidiata … ma su questo solo le donne possono capirmi.

Maya

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