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Visita con sorpresa al Sexy Shop (primo episodio) by Marina
Premessa: questa è una storia vera, ed è capitata a me (la Marina del racconto) nel 2001, solo i nomi ed il luogo (che ha avuto un seguito, che racconterò se potrò verificare che questo primo racconto interessa i lettori di laurax) sono diversi da quelli reali .

Sono una vera esibizionista, ne ero consapevole anche allora e pur raccomandandomi prudenza, avevo infine deciso di dare sfogo a questo mio vizietto.
Se devo acquistare un capo d'abbigliamento, scelgo sempre negozi dove ci sia un commesso, specialmente per le scarpe, dove è più semplice esibire le mie parti intime con finta innocenza.
Entro nel negozio, mi siedo e comincio a chiedere al commesso di poter provarne tre o quattro paia.
L'assenza delle mutandine, le autoreggenti, la depilazione delle parti intime ed una gonna stretta che tenda a salire lungo le mie belle gambe in modo che una leggera divaricazione delle stesse consenta al "malcapitato" di osservare il mio sesso, mentre io indifferente, mi mostro interessata alla scarpa del momento, sono gli ingredienti necessari a provocarmi quei brividi di piacere dei quali da tempo non posso più fare a meno.

Quella volta, facendomi coraggio, avevo deciso di entrare in un sexy shop, anche lì stando attenta che ci fosse un commesso, ma in quell'occasione, mentre mi avvicinavo al banco dietro al quale mi aspettava un uomo, mi sono ritrovata alle spalle una ragazza che non feci fatica a giudicare avvenente, vestita, si fa per dire, con un pantalone di seta nero, a vita tanto bassa che, sul davanti, le si vedeva spuntare dall'orlo un ciuffetto di peli neri.
La giovane, magra ed abbronzata, con dei bei fianchi, senza reggiseno, mostrava di essere dotata di belle tette sode di misura media i cui capezzoli sembravano bucare il corto top anch'esso di seta nera. Mi si era rivolta con voce calda e suadente, recitando la solita formula : "Cosa posso servirle?".
La sopresa mi aveva fatto leggermente sussultare tanto che la giovane, poi scoprii che si chiamava Silvia, se ne era accorta e scusandosi e regalandomi un bel sorriso, cordiale e allo stesso tempo rassicurante, mi invitò a non avere esitazioni nel chiedere.
Non ero mai entrata in un sexy shop e non avrei saputo cosa ordinare, perciò all'invito di Silvia, mi ero limitata a guardarmi in giro, come se stessi cercando qualcosa di preciso tra gli scaffali che giravano tutt'intorno a quella parte dello shop.
La giovane commessa, caso evidentemente non raro in quel tipo di negozio, si era accorta del mio imbarazzo e mi era venuta in soccorso suggerendomi di seguirla nel reparto Lingerie, dove forse avrei trovato qualcosa di mio gradimento.
Visibilmente sollevata, avevo aderito con entusiasmo all'invito di Silvia e gettando un'ultima occhiata di rimpianto al bel commesso che era rimasto fermo a pochi metri da noi due, avevo preso a seguire incuriosità la giovane donna che, voltatasi, mostrava ampie parti del suo sedere sodo a balconcino.
Cominciai in quel frangente ad avvertire una strana sensazione di eccitamento, insolita per me, sempre interessata solo ai maschi, e, seguendo la giovane, percorsi i pochi metri che ci separavano dal reparto lingerie, con lo stesso stato d'animo di quando mi preparavo ad un incontro intrigante con un uomo.
Insomma, la ragazza con quel suo fare complice e sensuale, con quelle sue movenze che apparivano come volutamente eccitanti, mi stava avvicinando ad una esperienza assolutamente mai provata, e tuttavia, dentro di me, non me ne stupii…improvvisamente consapevole di aver voluto tante volte scacciare dalle mie fantasie erotiche, le situazioni, che pure mi si erano più volte affacciate nella mente, che mi vedevano fare all'amore con una donna, e questo solo perché le avevo considerate innaturali.
Ma ora era diverso, non si trattava di una fantasia che si potesse scacciare con un battere di ciglia cambiando semplicemente il sesso del soggetto della mia fantasia del momento, ora, pur sbattendo le ciglia, quella giovane era la, seminuda e impudentemente bella e conturbante e mi accorsi che il davanti delle mie mutandine era già umido.
Silvia, che nel frattempo mi si era presentata recitando il proprio nome ( io le risposi dicendole di chiamarmi Marina), come se fosse conscia dei miei turbamenti e avesse voluto aumentare il grado di intimità tra noi due, a mo di suggello dell'auto presentazione, mi stava tenendo la mano, mollemente e con persistenza, prolungando volutamente quel contatto fisico.
Non feci nulla per interrompere quella situazione e anzi, accettai di buon grado che Silvia continuasse a tenermi per mano come tirandomi con leggerezza per avvicinarmi con lei allo scaffale dove c'erano slip di tutti i tipi e foggia.
Senza staccare la sua mano sinistra dalla mia destra, Sivia si chinò in basso e con l'altra mano libera, fece il gesto di raccogliere qualcosa da una mensola mentre, proprio con la stessa mano nella quale teneva la mia, in modo sfrontato, abbassò ulteriormente i propri pantaloni, tanto da scoprire tutto il sedere.
Solo allora, accostando la mia mano alle sue parti intime oramai sfrontatamente in mostra, Silvia me la liberò e lasciò che fossi io a continuare a toccarla come lei desiderava.
Quando Silvia mi aveva accostato la mano alla sua vulva, avevo avvertito il calore di quel contatto giungere dolcemente al mio sesso e così, mentre avevo preso a passare delicatamente le mie dita tra le labbra dilatate della vulva di Silvia, con la mano libera avevo slacciato rapidamente la mia gonna lasciando che scivolasse a terra, rimanendo nuda con indosso le sole autoreggenti, dalla vita in giù.
Era stato in quel momento che avevo avvertito un lieve rumore alle mie spalle e voltandomi avevo visto il commesso dello shop, col suo pene grosso e turgido fuori della patta dei pantaloni, che stava masturbandosi.
Improvvisamente, però, ebbi paura, non sapevo neanche io di cosa e, scusandomi, indossai rapidamente la gonna e mi allontanai senza voltarmi indietro.
I due commessi non fecero nulla per trattenermi e mi ritrovai all'aperto, in una bella giornata di sole e così, a passo svelto, mi portai verso la piazza li vicino, sedendomi ad un tavolino all'aperto.
Fu solo allora che portai al naso la mano con la quale avevo toccato la commessa nelle parti intime, come per sincerarmi che la situazione che avevo vissuto poco prima fosse stata reale.
L'odore del sesso di Silvia misto al profumo di cui la donna doveva fare uso mi inebriò, bagnandomi le mutandine.
Ripensai sempre più eccitata a me che nuda e leggergemente china, avevo offerto lo spettacolo del mio sedere al commesso…già il bel commesso e quel suo cazzo inturgidito dallo spettacolo, si..questa volta mi ero proprio esibita fino in fondo..solo che ora, già rimpiangevo di non essermi spinta oltre.
Due giorni dopo decisi di ritornare al sexy shop, di mattino, intorno alle nove e trenta, quando, immaginavo, non ci sarebbero stati molti avventori
Prima di recarmici mi ero lavata e profumata con cura, aveva ammirato le mie belle forme nello specchio grande della mia abitazione dove, per scelta, abitavo da sola pur frequentando con regolarità un giovane compagno di studi.
Mi piace girare nuda per casa, mi diverto ad immaginarmi al centro dell'attenzione di un gruppo di uomini, e perciò, spesso, avvicinandomi allo specchio, prendo ad allargarmi le natiche come per mostrare loro il mio ano, facendo sfrontata mostra di me perchè, penso, così piaciurebbe a quegli uomini, e poi, mi volto per rimirarmi davanti, e per lo stesso motivo, allargo le labbra della vulva, in una posa oscena ma molto eccitante.
Anche quella mattina avevo preso a rimirarmi allo specchio in pose osé, ma quella volta, per la prima volta, intravedendo, in mezzo agli uomini che mi osservavano, anche una donna, anzi, una donna in particolare, e cioè quella silvia che, sia pure per un breve momento, mi aveva introdotta ad un gioco saffico, mi ero scoperta più eccitata del solito ed ero corsa a lavarmi le parti intime per evitare di uscire di casa con la vulva già umida.
Riandando con la mente a quanto avvenuto poco prima a casa mia, entrai, dopo breve esitazione, guardandomi intorno e sperando di incontrare la stessa coppia di commessi della prima volta.
Per fortuna Silvia era li, sembrava quasi che mi stesse aspettando, indossava un top bianco ed una gonna corta grigio perla elasticizzata che le fasciava i fianchi mostrando le fattezze del bel sedere sodo che avevo già potuto toccare e ammirare nudo la volta precedente.
Mi sorrise in modo malizioso con un cenno di comprensione…sapeva perché ero lì, e mi si avvicinò prendendomi per mano e, muta, mi condusse verso il retro del negozio e poi, aperta una porta che si trovava sulla parete destra del retro, sempre tenendomi per mano, salimmo per delle scale strette ma illuminate con luce soffusa, fino a raggiungere un appartamento che si trovava proprio al di sopra del negozio.
Entrate in quella casa, arredata con pochi ma preziosi mobili, silvia chiamò Marco, il commesso della volta precedente, dicendogli di scendere lui nel negozio, perché lei si sarebbe trattenuta con me per qualche tempo.
Marco mi guardò, ed io ricambiai il suo sguardo come a salutarlo, lui allora mi sorrise dolcemente e si allontanò discreto lungo le scale appena percorse da noi due, obbedendo all'invito della sua collega.
Fu li che mi chiesi cosa sarebbe accaduto, non avevo paura questa volta, ma ero tanto curiosa quanto eccitata e perciò, senza dire nulla, guardai la mia compagna di gioco, aspettando che quella decidesse il da farsi.
Silvia, sempre muta, lasciò la mia mano, si allontanò di qualche passo e da un baule posto in un angolo dell'ampio salotto estrasse degli oggetti che sul momento non capii cosa fossero, fino a che, dopo che la donna, in due movimenti rapidi e sicuri, sfilatasi la gonna e il top e rimasta nuda, con in dosso solo una catenina che le cingeva la vita, non si voltò verso di me ordinandomi, con tono imperioso, sottolineato da movimenti secchi del frustino che stringeva nella sua destra, di denudarmi a mia volta e di mettermi a quattro zampe.
Per niente stupita della mia stessa reazione, come se avessi già vissuto una simile esperienza, mi accorsi di desiderare ardentemente di obbedire all'ordine di Silvia e feci come mi aveva comandato, accettando, subito dopo, di farmi infilare un collare di cuoio nero al collo legato ad una catena che silvia teneva stretta nelle sua mano e di rimanere in quella posa, ai suoi piedi. Allora lei, muta mi invitò con un altro ordine perentorio a leccarle la mano, come avrebbe fatto un cane obbediente con il suo padrone.
Obbedii leccando con lena e fissandola negli occhi per essere pronta ad eseguire qualunque altro ordine quella mi avesse dato.
Sentii allora un bruciore ad una natica e mi accorsi di essere stata frustata, Silvia mi vietò di guardarla, ordinandomi di tenere il capo chino, e subito dopo, mi si sedette sul dorso a cavalcioni e mi invitò autoritaria, a camminare e a trasportarla così sino all'altro capo della stanza, tutto questo mentre continuava a frustarmi lentamente, procurandomi dei graffi sul sedere.
Ero eccitatissima, e tutta bagnata e sentivo che avrei potuto avere un orgasmo solo con un rapido tocco di silvia sulla mia vulva.
Sentivo l'umido della vulva di Silvia che mi montava, anche lei chiaramente eccitata e quasi mi pareva di avvertire il duro del suo clitoride sulla mia schiena.
Eseguii l'ordine e subito dopo, come mi aveva ordinato ancora di fare, mi ero disposta adagiata con le spalle sul pavimento di moquette rosa salmone del salotto, tenendo le gambe ben aperte e allargando le labbra della mia vulva.
Silvia prima mi passò il frustino sulla vulva fino a farmi godere con ampi e ritmati sussulti accompagnati da grida di liberazione e poi prese a frustarmi, lievemente, ma con insistenza, la vulva, procurandomi del male accompagnato da un indicicibile piacere, così che in breve ero di nuovo tutta umida.
Silvia allora si mise in ginocchio e, avvicinando la sua vulva alla mia bocca, senza profferire parola, mi invitò a leccargliela, e mentre eseguivo, lei spingeva sempre più la sua vulva sulla mia bocca, quasi soffocandomi.
Il piacere che provavo era incommensurabile, e più quella spingeva e più io muovevo la mia bocca verso la vulva di lei, come per divorarla ed in effetti potei avvertire i lievi odori della mia compagna, suggendole l'umore che la vulva di lei secerneva in quantità, finchè quella non prese ad agitarsi con movimenti sempre più impetuosi, urlando tutto il godimento che la mia lingua e le mie labbra le avevano procurato.
Silvia, a quel punto, forse sazia, ma volendo portarmi di nuovo al godimento, si voltò sfiorando con il suo sedere il mio viso e, chinatasi verso la mia vulva, prese a leccarmela con la stessa frenesia che poco prima avevo messo io nel compiere lo stesso atto.
A mia volta, come immersa in un vortice di piacere nel quale continuavo a precipatare voluttuosa, presi a leccarle il sedere con avidità e le infilai la lingua nell'ano desiderando con quella penetrarla fin dove possibile e nel contempo, ebbi un nuovo vigoroso orgasmo, che mise fine per il momento alla mia volontà di proseguire in quel gioco.
Mi lasciai allora andare abbandonata, in attesa che silvia a sua volta, usando il mio corpo, godesse nuovamente come era appena accaduto a me.
Infine anche silvia, dopo aver strofinato la sua vulva, alternativamente sul mio seno e sul mio viso, godette di nuovo ed esausta mi si coricò accanto, prendendo a baciarmi con dolcezza, passandomi la sua lingua sul viso, e sospirando di piacere.
Ero svuotata di ogni energia, gradivo i baci di silvia, ma non avevo la forza di ricambiarli, e perciò mi limitavo a godere passivamente di quell'attività riposante della mia partner.
Trascorsero forse dieci minuti, poi Silvia si levò in piedi, mi tolse il collare, mi aiutò ad alzarmi, mi baciò nuovamente e prolungatamente in bocca, questa volta ricambiata da me, e infine mi allontanò da se ordinandomi di inginocchiarmi, poi lei si sedette su di una poltrona del salotto e mi invitò a seguirla in ginocchio, fino a che, giunta anche io alla poltrona, mi spinse a mettermi a pancia in giù, sulle sue gambe, in modo da potermi sculacciare, fino ad arrossarmi le natiche tanto da farmele sentire calde e dolenti.
Avvertii nuovamente il piacere arrivare sotto forma di umori umidi alla mia vulva e presi a gemere mentre i capezzoli duri di silvia premevano sulla mia schiena e la mano di lei, che una attimo prima ancora mi stava sculacciando, prese a scorrere in mezzo alle mie gambe, e poi, con il dito indice, passava tra le mie grandi labbra, andando a pizzicarmi il clitoride fino a provocarmi un nuovo orgasmo.
Basta, disse allora Silvia, che intanto, essendosi toccata a sua volta aveva avuto anche lei un orgasmo, ora vestiti e vattene, e non tornare più.
Quel non tornare più suonò tanto perentorio e definitivo che non provai neanche a protestare o a chiederle il motivo di una simile decisione, mi limitai a rivestirmi lentamente, mentre lei se ne stava, ancora nuda, a guardarmi, e poi ridiscesi la rampe di scale che portava al negozio, dove incontrai marco, che, sorridendo mi chiese se mi avesse intimato di non tornare più.
Assentii e scoppiai in lacrime, ma Marco, prendendomi il mento e sollevandomelo, mi tranquillizzò, spiegandomi che quanto più silvia godeva, tanto più aveva una reazione di quel tipo, forse, azzardò lui dando una spiegazione del comportamento strano della sua collega, perché ha paura di diventare prigioniera del desiderio di una persona, ma, continuò Marco, dopo qualche giorno le sarebbe sorto di nuovo prepotente il desiderio di rivedermi e se fossi tornata di nuovo al negozio, avrei potuto rinnovare le gioie del primo incontro.
Sollevata, sorrisi grata a Marco, lo baciai sulle labbra, lo toccai all'altezza della patta dei pantaloni, stringendo il suo cazzo, che in pochi attimi prese ad indurire e, di nuovo felice, mi allontanai, ..per il momento, da quel paradiso terrestre, ripromettendomi, per la volta successiva, di provare a giocare anche con lui.

Marina


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