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Il Triangolo

Ho scritto questo racconto, basato su una storia realmente accaduta. I nomi sono di fantasia .

Sara era una bella ragazza, neo mamma, trentacinquenne. Ci siamo conosciuti in una delle tante chat. Evidentemente entrambi, allora sposati, eravamo in cerca di altro, di qualcosa che sapesse scuotere le rispettive vite piuttosto piatte, in cerca di altre emozioni.
Dopo un po di tempo, ci siamo incontrati. Per evitare il consueto imbarazzo della prima volta, dopo tante ore di chiacchiere al di qua di un monitor, ho cercato subito di metterla a suo agio, proponendole senza tanti giri di parole di incontrarci "per bene", magari in un motel dove sapevo non chiedevano i documenti alla "lei".
Cominciammo a frequentarci, dove potevamo, in auto su vialetti appartati, nel motel, amante insaziabile, non bellissima, ma di un erotismo considerevole, era capace di farmi venire a ripetizione, una vera gioia del sesso.
Durante i nostri incontri, via via che cresceva la complicità, le piaceva parlare. Adoro questo tipo di donne, che sanno godere con la fantasia e che non si fanno problemi.
Dapprima da lontano, con lievi accenni a situazioni diverse, poi via via più direttamente, prese a confidarmi di una sua cugina e di suo marito.
"Sai, vanno nei privè, una volta, ma cosi solo per curiosità, mi piacerebbe provare, magari con te".
La cosa mi intrigava. Mi intrigava questa sua disponibilità al nuovo, all'aprirsi a nuove esperienze, con quella curiosità a metà fra il morboso e il timore, o meglio, la consapevolezza di fare qualcosa di trasgressivo. Ecco, senza voler fare psicologia da tre soldi, il punto più eccitante è proprio questa lotta fra un tabù che si vorrebbe
infrangere (dapprima con la sola fantasia) e le convenzioni che condannano moralisticamente, queste cose. Abbiamo continuato a vederci e ogni volta, in modo via via più
insistente usciva questo discorso. Finchè un giorno, in modo molto diretto le ho chiesto: "Se ti presentassi un mio amico ?"
"chi ?"
"un mio collega" (di cui conoscevo la propensione).
"ma dai, sei scemo ?" mi disse fingendo un'innocenza recitata, ma avevo avvertito che il suo era un no solo apparente.
Feci da cupido della situazione, mandai, dietro reciproco consenso, le loro foto via email, cosi, tanto per conoscersi attraverso quel poco che può dire una foto. Si piacquero.
Questo gioco di stuzzicarla continuò per un po', aumentando, se possibilie l'intensità dell'erotismo dei nostri incontri..
Il bel giorno arrivò. Mi feci prestare casa da un amico che era spesso all'estero per lavoro. Le diedi appuntamento, e lei si presentò, di mattina (poteva assentarsi solo in quegli orari.).
Nel frattempo, senza dirle nulla avevo avvisato il mio amico, volevo farle una sorpresa, ma senza forzare nulla.
Ero eccitato, Sara, ignara di quanto sarebbe avvenuto fra poco, contribui non poco cominciando a dedicarsi con l'arte che le riusciva meglio, quella del pompino, sul mio arnese già bello armato. Di li a poco suonò il citofono.
Lei, allarmata : "Chi è adesso ?"
Le dico, serafico : "E' Marco".
"Marco ? Ma che sei scemo ?". "Ma dai, è uno scherzo, aspetta".
Marco si presentò, notai che la cosa l'aveva messa in subbuglio, ci facemmo un caffè, in cucina, seduti tutti e tre al tavolo, parlando del più e del meno, cosi, per rompere il ghiaccio, ma si sentiva nell'aria l'eccitazione mista all'imbarazzo. Ora, queste cose le ho fatte prima , le prime esperienze, gli scambi di coppia dove a dominare è il gioco e quella sfrontatezza tipica di quegli anni, di liberazione sessuale. Una cosa però mi è rimasta dentro, il fatto che : per riuscire bene, devono essere comunque condivise, complicità, nessuna forzatura. Nessuno deve sentirsi obbligato, ma la disponibilità a giocare dev'essere comune a tutti, nessuno escluso o forzato. Ecco, complice della buona musica e quest'atmosfera fatta di sguardi, che si indagano, che si accettano, da li a pochi minuti Marco e Sara si stavano baciando, indisturbati e felici sotto i miei occhi.
Ero eccitatissimo. Il seno di Sara che usciva dalla mia camicia che si era messa al volo quando è suonato il citofono, il suo darsi, cosi, senza alcun imbarazzo. Le carezze via via più insistenti, in piedi, come due che si sono conosciuti ad una festa.
Ho preso la macchina digitale e cominciato a fotografare. La passione era alle stelle.Sara divertita, si alternava fra un bacio a Marco e uno a me.
Ci spogliamo tutti. Senza troppi convenevoli . Marco le è dentro, io le accarezzo i piedi, la continuo a baciare , mentre Marco la monta mi riprende in bocca facendomelo diventare, se possibile, ancora più duro. Ridiamo, stiamo bene tutti. Mi alterno a Marco, prendendola e sentendola calda di lui. Sara aveva delle secrezioni copiose, uno
spettacolo starle dentro a pelle, un animale caldo da possedere e che sapeva regalare intense emozioni, era bravissima a dividersi fra tutti e due, cominciando a godere a ripetizione. Eravamo tutti eccitati. Abbiamo aperto il divano letto e continuato a dividerci, io e Marco, la sua calda passione. Mi eccitava la sua disinvoltura, il suo darsi, senza alcuna remora, con entrambi, senza trascurare nessuno, prendendosi il meglio di quanto potevamo darle . Alternavo le effusioni, e le montate, con quanti più scatti potevo,
rendendomi conto di quanto difficile sia, con una macchinetta in mano, rendere ciò che la vista può regalare. Le inquadrature, per forza di cose, parziali. Il cazzo di Marco, che le sprofonda nella fica, mentre magari era bello vedere, cosi come lo potevo vedere io, l'espressione estasiata della faccia di entrambi. La musica di sottofondo, una breve pausa, poi via ancora per un paio d'ore, forse un'ora e mezza di questa festa del sesso.
Sara, alla fine, mi regala lo spettacolo più eccitante. Seduta sul divano, con Marco davanti, in piedi, glielo prende in bocca, sapendolo pronto ad esplodere dopo quest'estenuante altalena. Lo spompina con una dovizia unica. Lo prende ritmicamente, se lo succhia tutto fino in gola, poi lo estrae e prende e leccarlo sui testicoli confondendo la sua lingua fra il pelo di Marco, con una bravura da porno diva, io che mi godo la scena che va avanti ancora per un po' . Marco, alla fine le afferra la nuca e spinge la sua testa sul suo cazzo, dandole ancora più ritmo, selvaggio.Sara impassibile, ed è stato qui che mi ha fatto morire, sentendo che stava per godere, socchiude le labbra e si lascia sborrare volutamente sul viso, lasciando che il suo seme, copioso, le uscisse dalla bocca, come non volesse sprecarlo inghiottendoselo tutto, ma volesse goderne e farmi godere nell'assistere alla scena. Col viso ancora sporco del suo seme, leccandosi dove poteva, mi ha guardato e mi ha regalato un sorriso denso di gratitudine.
Le avevo concesso la possibilià di viversi un'esperienza che da tempo aveva voglia di provare. Ci siamo rivisti le foto al computer, commentando ridendo tutta la situazione. Ricordo la sensazione mista di normalità ed eccitazione. Alla fine ho cancellato tutto, e svuotato il cestino sul desktop.
Nessuna traccia, troppo compromettente per tutti che eravamo sposati, se non quella nella nostra memoria, e la mia, in queste righe, che dedico a tutti i visitatori del vostro splendido sito.


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