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La nostra notte .

L'ho vista ieri e già mi ritrovo solo in questa stanza a scrivere di lei, in una notte scura così simile alla scorsa, la notte in cui per la prima volta l'ho avuta accanto.
Tre anni fa il suo primo saluto, quattro lettere a formare una parola alla quale sarebbero seguite molte altre, un "ciao" all'interno di una finestra di chat, uno come tanti, pensai, ma non era così.
La vita è questa: si viene e si va, non rendendosi conto di quanto il tempo passi...esso trascorre inarrestabile fra una brillante carriera, una famiglia che ami, ma forse ti manca il brivido di un qualcosa di cui non senti la mancanza prima di averla...e per me questo qualcosa, o meglio, qualcuno, sarebbe stato Francesca.
La notte scorsa non ce la facevo più, la mia mente creava frasi infuocate di intenso desiderio rivolte a lei, a lei che sola ormai riusciva ad accendermi.
Presi la decisione di chiederle di incontrarci, noi, fino ad allora semplici caratteri e fotografie, finalmente corpo, contatto e intimità.
Quattrocento chilomentri di pensieri, ansie ed immaginazione, arrivai nell'elegante bar di Torino, la sua città, il bar che mi aveva indicato lei la sera prima, il bar in cui l'avrei incontrata.
Strinsi il nodo della cravatta, passai una mano fra i capelli e scesi dall'automobile, sicuro di me, ma forse non poi così sicuro, e mi avviai verso il caffè. Entrato, mi accomodai ad uno dei raffinati tavolini in legno scuro e marmo, avvolto da quel profumo amaro, dalla fragranza al cioccolato tipica della città guardata dalla Mole. Bella, quando la vidi varcare quella soglia fu questa la prima cosa che mi passò per la testa.
Mi cercò fra tutti, mi riconobbe, si illuminò, io mi alzai e le andai incontro, la baciai su entrambe le guance, da gentiluomo che si rispetti, nè timoroso nè audace per quel nostro primo incontro.
"Bevi qualcosa?" le chiesi facendola accomodare
"Un martini bianco, grazie"
"Due martini bianchi, per favore" dissi, rivolgendomi al servizievole e trafelato cameriere.

Consumato il nostro aperitivo, ci dirigemmo in automobile verso il ristorante. Mentre guidavo in direzione della nostra meta, la ascoltavo parlare, quell'accento così diverso dal mio, quella voce, erotica, sì, dolcemente erotica, finemente erotica,erotica da impazzire. E nuovamente mi trovai lì seduto di fronte a lei, nuovamente un locale elegante, nuovamente le sue gambe lisce vicine alle mie, vicine come non erano mai state, come forse non le volevo, interprete pauroso della mia vita.
Dopo essersi asciugata le labbra con l'angolino del tovagliolo, vi passava delicatamente la lingua per inumidirle nuovamente, ed io fremevo notando ogni suo gesto che mi faceva impazzire; lei, astuta, si ripeteva ancora, ancora e ancora, provocante, maliziosa, tentatrice.
Terminati tutti gli squisiti piatti,
"Ho pensato a un posto"-disse-"che farebbe al caso nostro, meno...rumoroso".
Ci alzammo, raggiungemmo di nuovo la macchina, brillante, aerodinamica, di un blu intenso, si sedette, allacciai la cintura, il suo profumo mi invadeva testardo, le sue gambe lucide mi invitavano, la sua voce si fece più sottile, vogliosa, si avvicinò al mio orecchio sussurrando:
"A dire la verità, questo era il posto al quale avevo pensato".
Abbassò lo sguardo, notò la mia eccitazione via via più evidente, girò le chiavi nella serratura spegnendo il motore, le gettò sul sedile posteriore, slacciò la cinghia ed accostò la mano ai pantaloni, comiciò a toccare, a massaggiare con avidità, io allora le alzai il vestito, sfilai le mutandine bagnate e infilai due dita nella sua figa, facendola sospirare dal piacere.
"Aspetta" dissi, triste di interrompere quel magico momento, "Qui è scomodo, ho un appartamento da queste parti, ti andrebbe di...?"
.Non attesi risposta, accesi nuovamente il motore, l'auto sfrecciava nel buio fiera ed ingorda di vita, parcheggiai, le aprii la portiera e la presi in braccio, la sbattei sul cofano, aveva le gambe aperte, il mio cazzo voleva entrare ed inabissarsi in quel piacere: non lo feci attendere, dopo averla leccata ed eccitata glielo sbattei dentro,la scopai così, poi salimmo in ascensore, lei si inginocchiò, prese in bocca il membro e lo leccò avidamente...le venni in bocca, inondandola di materia, sentendola mia più che mai.
Aprii la porta dell'appartamento
"E' un b..""Shhhh, non parlare"-la interruppi-,la spinsi contro al muro, la baciai intensamente mentre ci spogliavamo freneticamente, desiderosi di appartenerci in quella notte torinese. La presi allora in braccio e, appoggiandola alla parete, la penetrai facendola urlare dal piacere, mi prese allora la cravatta che, assieme alla camicia aperta,era l'unico indumento che ricopriva ancora per poco il mio corpo sudato, mi tirò a sè e sussurrò:"Vittorio, ti prego, vienimi dentro".
Ubbidii volendo soddisfare quell'allettante richiesta, l'appoggiai poi sul grande letto, compagno di notti d'amore con mia moglie, mia moglie che mi credeva partito per lavoro, mia moglie che telefonava ,io traditore dei suoi sentimenti, io menefreghista e sfacciato come non avrei mai creduto.
"Pronto?"dissi azzardando una voce ferma"ah amore, ciao, sì,sì certo,sì sono un po' stanco, tu come stai?" le parole volavano, mentre osservavo Francesca masturbarsi golosa fra le lenzuola"com'è andata la giornata?Sì, eh, che noia, ma parlami di voi!!I bambini?Fanno i bravi? Ti amo, bacio, ciao".
Vigliacco, vigliacco ma non mi interessava, perso fra le braccia di quella donna, di quella donna madre, di quella donna d'un altro, ma mia, mia, mia,ora e per sempre mia. Continuammo per ore, poi si addormentò sul mio petto.
Stamattina scendo a prenderle la colazione al bar di sotto, cornetto caldo, un bacio sulle sue soffici labbra come risveglio:"Non te ne andare", quattro parole che fanno male, mi trafiggono, ho sbagliato, ho sbagliato e ti vorrei, non sai quanto.
Una doccia veloce, "Tu resta pure"-dico dolcemente-"poi viene la cameriera, dalle le chiavi, me le riconsegnerà lei la prossima volta che vengo"
"Quand'è la prossima volta?"
"Non lo so, spero presto, ma ho molto lavoro ultimamente, comunque appena arrivo ti chiamo".
La bacio sulla fronte, fingendo una serentà che non provo, pessimo attore quale stasera non dovrò essere.
Il ritorno è difficile, pieno di interrogativi, di perchè, finalmente arrivo a casa, mi accoglie, bella anche lei, tremendamente bella, bella della bellezza che non ricordavo più ma che conservava per me, spettatore distratto di una simile meraviglia.
Mi viene incontro, la stringo, la bacio, saluto i bambini.
"Vittorio"-mi dice, un sorriso smagliante sui suoi bianchissimi denti-"sono incinta".


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