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La porta comunicante
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| Quello che
segue , fantasticato e mai realizzato prima, è realmente accaduto.
Siamo una coppia milanese di 45 anni, Carolina, e 54 il sottoscritto Silvano. Alle spalle qualche esperienza di sesso virtuale fatto di scambi di confidenze e di qualche foto con altre coppie nel web. Tempo fa Carolina mi promise che avrebbe ceduto alle mie insistenze, prima fra tutte quelle di vederla far lamore con un altro uomo, in qualche occasione particolare, ma fuori dallItalia. Loccasione fu un viaggio in Russia programmato per Giugno dello scorso anno. Pensai che sarebbe potuto accadere ma non nutrivo molte speranze. Invece mi sbagliavo e di grosso. Lagenzia di viaggi che aveva organizzato il tour, aveva scelto di farci alloggiare in un hotel stile liberty di fine Ottocento, ma fuori città. La prima sera a tavola familiarizzammo con alcuni partecipanti al viaggio e al bar dellalbergo cintrattenemmo con un medico sessantenne di ......, che era venuto da solo, in quanto separato e che occupava la camera di fianco alla nostra. Camere divise semplicemente da una porta di legno, chiusa dallinterno. Piero, questo il suo nome, persona molto brillante , trascorse in nostra compagnia i primi due giorni. Il terzo accadde qualcosa che propiziò il seguito. Verso le 23 venne raggiunto in hotel da una escort che gli aveva procurato il portiere dellalbergo e senza troppo imbarazzo ci salutò per salire in camera con lei. Carolina mi guardò con occhi strani, lucidi di libidine. Però, disse, chi lavrebbe detto che Piero non era qui solo per turismo ! Salimmo in camera anche noi e non dovemmo attendere molto per sentirlo allopera per circa un paio dore. La porta che separava le stanze, era pressoché impossibilitata a bloccare sospiri e mugugni che venivano dallaltra parte e che eccitarono particolarmente Carolina. Fu una scopata memorabile, anche la nostra, con lei che simmaginava fra le braccia del nostro amico conosciuto da poco. Scusate per stanotte, forse non vi ho fatto dormire molto disse Piero lindomani. Ti dobbiamo ringraziare, replicai, Carolina è stata unamante meravigliosa, eccitata al massimo sentendo quanto accadeva nella tua stanza. La giornata passò fra musei e monumenti, ma in testa avevo un solo chiodo: sfruttare la circostanza per realizzare il sogno. Mi feci coraggio. Che ne diresti Piero se non chiudessimo la porta di mezzo ? Forse Carolina oltre a sentirti avrebbe piacere di guardarti di nascosto. Ovviamente potresti fare altrettanto tu con noi , con discrezione. Il nostro amico realizzò subito e prendemmo accordi per la serata. Proposi a Carolina di dare una sbirciatina dalla porta lasciata senza il giro di chiave. E lei, che in fondo è molto curiosa, approfittò dellinsolita opportunità di trasgressione reale. Si eccitò da morire, anche perché Piero era uno stallone infaticabile dotato di un cazzo non lungo, ma molto, molto grosso. Ma come fa a prendergli in bocca quella cappella, mi sussurrò in un orecchio senza staccare locchio dalla porta socchiusa, mentre da dietro le tenevo infilato il cazzo nella fica ormai fradicia. Dopo aver stantuffato come un toro da monta , Piero le venne in faccia riducendole il viso ad una maschera bianca. Prima però accese anche laltra lampada perché potessimo assistere meglio allo spettacolo da lui offerto. Scopammo tutta la notte e alla fine confessai a Carolina il mio accordo con Piero a non chiudere a chiave la porta di separazione. Mi diede del porco e del pervertito, ma senza troppa convinzione. Questa notte però bisogna ricambiare lo spettacolo: noi scopiamo, lui ci guarda di nascosto. Niente di più, te lo prometto; si tratta soltanto di un gioco molto eccitante le annunciai. Sulle prime oppose un po di resistenza, ma poi forse al pensiero di quanto aveva visto e della libidine che si era impossessata di lei, ricordando Piero scopare e venire copiosamente , cessò di obiettare. Tanto, la rassicurai, ci conosciamo solo per nome. Cenammo da soli a tavola e dopo una sosta al bar , verso le 22.30 salimmo in camera, salutando Piero. Al quale strizzai locchio per confermargli lintesa. Quando Carolina dopo quasi unora uscì dal bagno, con calze nere sorrette da un reggicalze di pizzo, come il reggiseno e gli slip trasparenti sotto il quale sintravvedeva la fica depilata e ornata in alto soltanto da un ciuffetto di peli, capii, fra timori e imbarazzo, che forse quella sera lavrei vista veramente con un altro. Guarda, esordì, che se voglio so fare la troia anchio. Poi me lo prese in bocca e cominciò a pompare voluttuosamente, con culofica nudi rivolti verso la porta di separazione, dove sapeva esserci Piero a spiarci. Si dimostrò insaziabile e in fiamme; allora ne approfittai. Ti andrebbe di avere qui il nostro amico che ci sta spiando ? Non rispose ma continuò a mugolare; così con un gesto della mano invitai Piero a entrare e ad unirsi a noi. Lei non fiatò e non appena si trovò il cazzo del vicino di camera a portata di bocca spalancò le fauci cercando di farci entrare il più possibile la smisurata cappella. Gli fece un pompino da manuale mentre la montavo, poi volle che il cazzo di Piero le riempisse la fica ormai divenuta un enorme lago. Le venni in bocca per primo, poi mi sedetti alla poltrona per godermi ancora lo spettacolo della mia signora che trombava senza ritegno sotto i miei occhi con il sessantenne conosciuto solo pochi giorni primi, invitandolo a chiavarla meglio e di più di quanto aveva fatto i giorni precedenti con la puttana portata in camera. Anche Piero venne, ma poi continuò a chiavarla ancora a lungo fino a quando venne ancora su Carolina, ormai incapace a dominarsi. Durante i rimanenti giorni trascorremmo buona parte del tour in camera, fregandocene di musei e monumenti, felici di aver realizzato la fantasia rincorsa per anni. Al ritorno in aereo cambiammo di posto e Carolina volle sedere accanto a Piero, tenendo il soprabito sulle gambe per nascondere la mano del nostro amico che per tutto il viaggio aveva continuato a tormentarla la fica, e la sua incapacità a staccarsi da quel cazzo così imponente che ancora oggi sogna di avere dentro al posto del mio quando scopiamo. Con Piero non ci siamo scambiati né indirizzi, né telefoni. Non ci sarebbero serviti, ormai la strada della trasgressione ci è stata aperta, grazie ad una banale porta comunicante e a un vecchio albergo come oggi non se ne fanno più. Ma chissà, potremmo sempre incontrare un altro Piero o unaltra coppia e ripeterci anche concordando piani diversi. Scriveteci.
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