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Sono preoccupata e allo stesso
tempo elettrizzata: quando ho accettato che la nostra coppia (io e Gio)
diventasse "aperta", ero convinta che si trattasse di un desiderio
momentaneo, una compensazione delle pazzie che avevo combinato prima di
conoscere lui.
E invece no, il nostro gioco erotico sta seguendo una sua strada
indipendentemente dai fatti che l'hanno innescato. Se veramente si trattava
di un prezzo da pagare, adesso non avrei più "debiti"
nei confronti di Gio. Dovrei sentirmi appagata dalla normalità
quotidiana, ma i "cattivi pensieri" mi assalgono anche se faccio
di tutto per tenerli lontani.
Ultimamente mi sono ritrovata a pensare ad altri maschi
mentre facevo sesso con Gio, questo perché dentro di me qualcosa
mi spingeva a cercare quelle scariche di adrenalina che sono irraggiungibili
nell'intimità del proprio lettone.
Non è colpa di Gio, lo so benissimo, ed è proprio questo
che risveglia i miei sensi di colpa, come se ne avessi bisogno, come se
non potessi vivere senza di quelli, accidenti!!
Riesco a controllare le tentazioni di avventurarmi in relazioni clandestine:
la storia con Lele da una parte mi ha fatto scoprire il piacere dell'intrigo
e del sesso non protetto con un uomo esuberante e molto dotato
dall'altra mi ha fatto capire che "in pratica" la faccenda inevitabilmente
si complica.
Mi tormenta invece il desiderio che Gio pretenda sempre di più
da me
è un tarlo che mi rode. A volte mi rimprovero di "delegare"
al mio uomo la realizzazione di desideri che sono miei, mi sento vigliacca
nello scaricare su di lui tutte le responsabilità di questo gioco
pericoloso
però è proprio questo che mi turba e che
mi lega sempre più stretta a lui e alle sue "punizioni".
A proposito di "punizioni": più ci
penso e più mi rendo conto che il mio "masochismo" si
è concentrato nel sesso anale fin dai primi passi, quando ancora
vergine mi sono fatta quella storia estiva sulla riviera romagnola. Col
senno del poi adesso mi rendo conto di aver rischiato veramente tanto
che quella diventasse la mia prima esperienza "multipla"
perché adesso so molto bene che il sesso anale non calma "i
pruriti" (la voglia di cazzo
tanto per usare la terminologia
maschile), anzi
se si trattasse solo di scopare (intendo "rapporti
vaginali") le gang non avrebbero senso: una buona scopata mi mette
già molto "tranquilla" e una seconda è già
una cosa totalmente diversa a cui mi abbandono per il piacere di lasciarmi
"sfinire".
A parte "la doppia"
che per una serie di motivi al 90%
è sesso anale
, essere sodomizzata per me non è solo
la sensazione forte del "passaggio" più stretto, non
è solo l'esaltazione della virilità, non è solo la
trasgressione allo stato puro, ma è anche "la mancanza"
del sesso vaginale
come il supplizio di Tantalo: più me
lo mettono nel sedere e più mi manca davanti
fino a perdere
ogni dignità, fino a supplicare, fino a diventare "ubbidiente"
e accettare umiliazioni di ogni genere pur di essere scopata "davanti".
Era stato già così con quei tre ragazzi in Sardegna: diverse
notti in quel bungalow, con quelle temperature torride, mi ero già
ritrovata alla frutta dopo la prima scopata, sazia e ricoperta di sudore.
Sui rapporti multipli avevo poche idee e ben confuse
eppure il
sesso anale riapriva i giochi: mi piaceva soprattutto quando uno mi sodomizzava
incitandomi a rieccitare gli altri due con la bocca
e dal momento
che sta cosa piaceva un sacco anche a loro (nel senso che venivano abbastanza
in fretta
) a volte il mio desiderio di essere scopata di nuovo
non veniva soddisfatto. Ovviamente la vergogna mi impediva di fare richieste
esplicite
però c'era qualche altro ragazzo che lavorava
in quel villaggio (e che di giorno mi "marcava"
) e non
avrei detto di no se li avessero invitati alla festa
Pensate che
in seguito ho perfino fantasticato su quello che sarebbe potuto succedere
se una notte mi avessero portata su quella spiaggia dove si radunavano
diversi ragazzi del luogo
secondo me molto affamati di sesso.
Comunque non voglio annoiarvi con i miei ragionamenti:
venerdì scorso ho partecipato ad un'altra gang.
Non mi aspettavo che fossero dei George Clooney. All'appuntamento
si è presentato un uomo sulla cinquantina, in Mercedes. Dintorni
di Modena, 10 minuti di macchina e siamo in un quartierino residenziale:
palazzine affiancate, pochi piani, circondate da giardinetti curati.
La "location" mi meraviglia, non mi sembra per niente adatta
a una gang, ma rimango letteralmente basita quando il tizio si ferma nell'atrio
e apre una porta sul pianerottolo del piano rialzato.
E' un monolocale con ingresso sul soggiorno. Subito sulla destra della
porta c'è un grande letto e al posto dell'angolo cottura c'è
un mobile bar. C'è anche un tavolino da salotto con un paio di
poltrone e un divano occupati dagli altri quattro componenti del gruppo.
Sì, l'arredamento non è male, ci devono aver speso dei soldi
ma
accipicchia, continua a preoccuparmi che sul pianerottolo ci
siano altre due porte dietro alle quali probabilmente abitano due normalissime
ignare famiglie!!!
Mi leggono in faccia la perplessità e mi assicurano che è
stato fatto un buon isolamento acustico, ma non riesco a togliermi dalla
testa che tra il letto e il pianerottolo ci sia solo poco più di
un metro e una porta chiusa. Quel misero spazio tra il tetto e la porta
è occupato da un comodino sul quale è appoggiato un vassoio
inox con una serie bustine variopinte
preservativi di vari modelli
pronti per esser consumati.
Interrogo Gio con lo sguardo sperando di strappargli un ok a girare i
tacchi e rimandare quella fantasia a occasioni migliori, ma in risposta
lui mi fulmina con un'espressione sadicamente divertita
si accomoda
in un poltrona recitando esplicitamente la parte dell'accompagnatore non
invadente.
Mi offrono da bere: mi elencano tutta una seria di vantaggi che potrei
avere frequentando il loro giro
ovvero piscina, palestra, sconti
vari
sembrano introdotti dappertutto. Lancio occhiate a Gio sperando
in un rinvio a data da destinarsi
Loro non sono stupidi, vedono la mia tensione e il mio imbarazzo, ma forse
è proprio il mio smarrimento ad eccitarli tanto: si considerano
quasi "clienti" e spingono perché sia io a prendere l'iniziativa.
Balbetto chiedendo se devo spogliarmi
domanda stupida: uno di loro
risponde battendo una mano sul tavolino:
"Sali qui e facci uno strip
hai detto che ti chiami Luna vero?
Brava, facci vedere la luna tra le gambe ha-ha-ha"
ah-ah-ah che ridere, sono talmente tesa che là sotto dovrebbe
essere tutto asciutto e secco proprio come il suolo lunare
E invece no. Quando arriva il momento fatidico di accucciarmi davanti
ai loro nasi e spalancare le ginocchia, istintivamente mi copro il sesso
con una mano
e il dito medio mi scivola tra le labbra: sono fradicia,
vergognosamente fradicia. Tutto quel bagnato non riesco a giustificarlo
neppure a me stessa, figuratevi l'imbarazzo di mostrarlo a loro
e soprattutto al mio uomo. Mi sento colta sul fatto, nuda come non mi
ero mai sentita, umiliata e sconfitta agli occhi di Gio
ma allo
stesso tempo terribilmente eccitata nel sentirmi "ceduta" a
quel gruppo di cinquantenni.
Ok, lo spettacolo ha avuto successo: loro si spogliano
o meglio, tirano fuori gli arnesi senza preoccuparsi minimamente
di rendere la cosa un minimo attraente per me, così, senza pantaloni,
in calzini e t-shirt. A giudicare dall'erezione, il mio strip l'hanno
gradito forse proprio per i miei movimenti impacciati e per le mie guance
rosse di vergogna. Due di loro sono già "pronti", cerco
di cominciare da loro
E invece no: altra sorpresa che mi mette in difficoltà. Sono gli
altri tre che pretendono le cure del caso. Non mi era mai capitato, mi
sento umiliata nel dover portare all'erezione completa degli uomini a
cui evidentemente non basta che io sia carina, giovane e terribilmente
imbarazzata.
Mi do da fare inginocchiata sulla moquette, rendendomi subito conto che
quelli si stanno sforzando di tenere gli arnesi in uno stato di semirigidità:
trovano molto divertente mettermi in difficoltà. Chissà
che spasso invitarmi ad aprire la bocca e farmi aspettare così
fintanto che non mi decido a guardarli dritto negli occhi
! Quando
dimostro di aver imparato la lezione, a uno dei tre sale il sangue alla
testa e me lo fa prepotentemente succhiare premendomi la nuca per il gusto
di spingermelo in gola. Fa il giochetto di "gonfiarmelo" nella
bocca per il gusto di vedere i miei occhi che si riempiono di lacrime
(non di pianto
diciamo "effetti da rigetto").
Nessun preambolo, neanche un accenno di preliminari: mi trasferiscono
di peso sul grande letto. Mi aspetto numeri da contorsionista e geometrie
da film porno.
E invece no: vogliono semplicemente che io stia distesa sulla schiena
e tenga le gambe ben aperte. Mi è sempre più chiaro: per
loro la cosa più eccitante è guardarmi in faccia, leggere
la mia vergogna e il mio imbarazzo. Il primo di turno armeggia col preservativo,
senza tener minimamente conto dei tempi miei, ostentando di fare il comodo
suo
e poi il comodo suo lo fa pesandomi addosso e soffiandomi sul
collo. Guardo il soffitto, non voglio incrociare lo sguardo di Gio nè
fargli sentire i gemiti e i sospiri che quell'odioso cazzo mi sta prepotentemente
pompano nelle vene e nei polmoni. Non ho un orgasmo come lo conosco io
... sento solo la vagina molto più aperta di quanto dovrebbe esserlo
per merito di quell'arnese (di dimensioni non entusiasmanti).
Il tipo non è venuto
si è tirato indietro senza consumare
la cartuccia
e l'intervallo che segue, se possibile, mi sembra perfino
più imbarazzante.
Cerco di essere più professionale: resto distesa sulla schiena
e faccio cenno a due di loro di sistemarsi uno di qua e uno di là,
di fianco alla mia testa. Lo so, l'ho già fatto diverse volte:
a tutti i maschi piace "veder bene" i pompini che faccio
evidentemente i miei lineamenti dolci sono sempre stati qualcosa di irresistibile
per tutti, nessuno escluso.
Quando mi sistemano in modo che Gio veda sia tra le mie gambe sia quello
che sto facendo con la bocca, ho la certezza che tutto fa parte del gioco,
un gioco di ruolo in cui io sono la puttana e loro i clienti stronzi.
Stando così le cose, mi alzo a sedere e mi allungo a prendere una
manciata di preservativi dal vassoio
li butto sul letto, sono pronta,
si dia inizio alla recita.
Un muro umano si mette tra me e gli sguardi di Gio
sono eccitati,
mi sento in balia del gruppo
per giustificare il piacere che sto
provando non ho più i suoi occhi puntati su di me. Le mie mani
cercano i loro sessi eccitati, li guidano dove la mia voglia li reclama.
Il mio viso si offre spontaneamente perché qualcuno se ne serva,
qualcuno non-importa-chi. Sì, un po' mi scopano, ma solo quel tanto
che basta per trasformare il mio desiderio in una irrefrenabile voglia
di farmi sbattere. Uno schizzo di sperma mi arriva come una sferzata,
viso, collo, capelli
una sferzata non-vedo-da-chi, non mi interessa
rifiuto anche la salvietta che qualcuno mi ha lanciato in soccorso
se mi vogliono mi tengono "sporca".
Adesso che vi scrivo, a mente (quasi) fredda comincio a capire cosa cercano
gli uomini da una prostituta. Secondo me la soddisfazione sta nel liberarsi
dall'obbligo di farla godere
e, come succede in altri campi, gli
esseri umani tendono a passare da un estremo all'altro, cioè dal
desiderio di far godere una donna fino a sfinirla, al piacere contrario
di metterla in imbarazzo fino a umiliarla.
GRRR, non voglio indagare come mai Gio già sapeva queste cose
GRRRRR !!
Finalmente rivedo il mio uomo (non riesco a descrivere
la sua faccia): è ancora vestito, apparentemente imperturbabile
inutile chiedergli se devo continuare. Del resto anche per me andare
avanti è una sfida che il cervello mi agita tra una tempesta di
pensieri confusi
e "la svergognata" (la figa) reclama
tra le gambe come se urlasse a squarciagola
scopare, vuole scopare,
lei accetterebbe anche una rozza chiavata da un energumeno qualunque.
Non sono sicura di saper rendere lo scontro tra la volgarità di
certi miei pensieri (
anche comportamenti) e il carattere riservato
del mio vivere quotidiano. Che ci crediate o no, sono una persona sensibile,
dolce e altruista, "dura" solo quando non è proprio possibile
farne a meno.
Il gruppo non si smentisce: non cerca il mio piacere,
non ascolta le mie voglie animali
ha inizio il sesso anale
"professionale", cioè non nel bel mezzo di una battaglia
nè all'apice della eccitazione. I preparativi loro li fanno con
una calma esasperante, sadica, usando unguento & vibratore, "testando"
la dilatazione con le dita, ognuno smaneggiandsi l'arnese in attesa del
proprio turno.
Mi sodomizzano tutti e cinque, senza altra ragione che umiliarmi. Qualche
affondo fino alle palle sperando di vedermi trasalire, e tappa-stappa
tappa-stappa per sottolineare di essere quel genere di maschi che disprezzano
"la puttana" che loro stessi hanno pagato. Mi prende un attimo
di panico: non posso essere io quella che ha voglia di essere energicamente
scopata da questi uomini straffottenti
insomma, chiedo l'intervento
dell'arbitro.
Gio si alza, ha la faccia tesa, i muscoli della mascella contratti.
"c'è qualche problema?" mi chiede con voce inaspettatamente
calma e suadente
Quale problema posso esporgli se i suoi occhi non vedono le mie mani tremanti
e il mio viso scottato dalla vergogna?
non so cosa rispondergli.
" mettiti giù da brava
così" le sue mani
mi schiacciano giù a carponi, con la testa contro il materasso
e le ginocchia divaricate
le sue dita mi frugano e trovano la cruda
verità, la prova schiacciante che la Maya-troia ha letteralmente
annullato la Maya-seria
la vagina fradicia, i muscoli anali rilassati
non ho diritto di replica. Lui torna alla sua poltrona e io torno
in balia di quei cinque cinquantenni strafottenti.
Segue una maratona: quattro rapporti anali completi e abbinati a sesso
orale
in stile porno di fascia economica. Più mi sento umiliata
e più disperatamente ho voglia di essere scopata nella vagina.
Più lei,"lei-la-figa", ha voglia di cazzo e di sperma,
più io, io-la-Maya-seria, ho disperatamente bisogno di essere punita
(sodomizzata con disprezzo).
Non so quanti di voi riusciranno ad abbinare le mie parole con una qualsiasi
idea di piacere.
Ci ho provato, ma non sono una scrittrice
non sono nemmeno una
cultrice della letteratura sadomaso.
Se masochismo ha a che fare con il dolore fisico, il mio non è
masochismo. Sospetto perfino che il mio desiderio di umiliazione nasconda
una verità molto meno deviata. Cioè?
cioè
che mi piace fare sesso anale con ragazzi molto dotati, che desidero moltissimo
ricevere il loro sperma dentro di me
come del resto è naturale.
Non dimentico che questo è stato il mio primo approccio col sesso
Non ditemi che è contro natura: con la penetrazione il sedere diventa
più accogliente della vagina (almeno in profondità
)
ed è più difficile avere un rapporto solo che averne "diversi"
uno dopo l'altro.
Non so che direzione prendere: assecondare le mie tendenze più
naturali oppure i miei "deviati" sensi di colpa?
Dopotutto le due strade non portano a risultati pratici molto diversi
e se scegliessi le mie naturali tentazioni non sarei neanche l'unica
donna sposata in cerca di gang con ragazzi dottissimi, di colore ecc ecc
solo che a me piacerebbe senza profilattici.
Lo so, non è possibile.
Forse è un'utopia anche far capire che non c'è niente di
spregevole nel mio desiderio di ricevere "dentro" lo sperma
di più maschi, molto dotati
molto esuberanti. Secondo me
gli sperma-party, tanto richiesti di questi tempi, sono il surrogato di
un "mito" molto più naturale
cioè ricevere
lo sperma "dentro".
Sono davvero "sbagliata" io ?
"E invece no"
mi piacerebbe sentirvi rispondere così.
Baci
Maya
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