|
L'autunno si era ormai impossessato del paesaggio,
al di là dei finestroni dell'aula una pioggia battente accompagnata
da un cielo grigio e triste rendeva la visuale malinconica... quei
cretini dei suoi compagni avevano indetto l'ennesima stupida ed
inutile assemblea e le due ore passavano con la solita routine
i maschietti in un angolo a parlare di calcio, figa e motori, le
sue compagne impegnate in una profondissima discussione su cosa
si sarebbero messe sabato e quei quattro sfigati di secchioni con
la testa tuffata dentro ai libri per ripassare materie che ormai
conoscevano meglio dei loro stessi professori
. Che palle!!!
Come poteva essere così noiosa quella mattina
?
E pensare che si era svegliata con una sensazione di eccitazione
diffusa, una specie di elettricità che le aveva fatto presagire
chissà quali grandi eventi
nel caldo del suo letto
era stata spinta da una forza oscura ad intrufolare una manina fra
le gambe per scoprire non senza una certa sorpresa che la sua conchiglietta
era bella umida
forse sogni spinti, forse le famose tempeste ormonali dei diciotto
anni cui le avevano parlato
poco importava, l'unica cosa che aveva occupato la sua mente era
l'indicibile piacere che aveva catturato il suo corpo quando i polpastrelli
avevano sfiorato il clitoride
ma era un piacere che era durato
ben poco poi quella schifosa di una sveglia si era messa a trillare
e lei era sobbalzata nel letto come se l'avesse punta un'ape
Il ricordo del piacere l'aveva accompagnata per
tutta la mattina, onestamente aveva aspettato quelle due ore di
assemblea con una certa bramosia, in fin dei conti con la mancanza
dei professori per ben 120 minuti qualche cosa di interessante poteva
anche accadere
una pomiciatina con il figo della classe, l'invito
per il pomeriggio ad una festicciola improvvisata
invece nulla
calma piatta su tutta la linea
Che palle!
Basta, aveva voglia di andare in bagno, fra i suoi pensieri ed i
rifiuti dei professori era dalle 8 che non faceva pipì
senza dir nulla prese la porta e si avviò ai bagni in fondo
al corridoio.
Socchiusa la porta fece scivolare pantaloni e tanga lungo le gambe
fino ella ginocchia quando un odore forte le colpì le narici
era un odore forte e pungente eppure famigliare, d'istinto piegò
leggermente in avanti il busto divaricando leggermente le gambe
per vedere cosa, al di là di esse, potesse produrre quella
sollecitazione al suo olfatto
improvvisamente la consapevolezza
attraversò la sua mente come un fulmine, si, conosceva bene
quell'afrore, lo aveva assaporato mille volte nel buio della sua
stanzetta mentre la sua fantasia si nutriva di corpi maschili muscolosi
e lucidi, amplessi virtuali, falli di proporzioni immani che riempivano
ogni suo buco
quello era il profumo della sua figa quando
era al massimo dell'eccitazione.

Era lì, in piedi, mezza nuda e piegata in avanti, gli occhi
fissi sul leggero pelo che ricopriva a malapena il pube
una scossa attraversò il suo corpo lungo la spina dorsale,
la fitta di eccitazione fece palpitare la sua ostrichetta, poteva
sentire il battito cardiaco nel profondo della sua vulva
si rendeva perfettamente conto che il tutto sfiorava il surreale
se non dire addirittura il ridicolo, ma il suo corpo era paralizzato,
gli occhi fissi all'inguine e le narici piene della sua stessa eccitazione..
doveva muoversi, scuotersi da quel torpore
così chiamando
a raccolta tutte le sue forze si impose di muoversi
ma il gesto
che seguì era ben lungi da quello che si aspettava.
La sua mano si infilò fra le gambe come se a guidarla non
fosse lei bensì una volontà esterna e ben determinata,
senza indugio il polpastrello centrò il suo obiettivo al
primo colpo, il contatto fra le due epidermidi diede vita ad una
sensazione di voluttà talmente intensa ed eccitante che le
gambe cedettero, il suo corpo cadde pesantemente a sedere sulla
tazza del gabinetto procurandole una fitta di dolore alle chiappe
di una certa entità
ma nemmeno questo bastò
a fermarla
ormai il suo corpo di acerba diciottenne aveva imboccato la strada
del piacere e nulla al mondo avrebbe potuto fermarlo
la sua
manina continuò a lavorare
Melinda viveva il tutto
quasi come avrebbe potuto fare una donna che si vedeva violentare,
il suo corpo provava sensazioni fortissime e la sua mente stava
a guardare al di fuori, eccitata, da quanto avveniva.
Era vicina ormai, come un corridore agli ultimi cento metri aveva
il fiato corto ed i muscoli indolenziti ma poteva vedere il traguardo,
ancora pochi passi e sarebbe stata l'estasi
lo scricchiolio della porta gelò il suo sangue
talmente presa dalla sua stessa eccitazione si era dimenticata di
chiudere il chiavistello ed ora Elisa, la più snob delle
sue compagne, stava sulla porta a guardarla con un leggero sogghigno
sulle labbra
il mondo le crollò addosso.
Seduta a gambe larghe sul cesso, il sesso spalancato e grondante
umori, la mano all'inguine ed il medio ancora premuto sul clitoride
in questa oscena esposizione di se stessa e delle sue più
intime fantasie cerco qualche cosa da dire, qualche scusa plausibile
ma dalla sua bocca non usciva una sola sillaba
era alla mercè
di quella puttanella e ci si era messa con le sue stesse mani.
Si era aspettata qualche cosa di veramente speciale in quella mattinata
ma gli avvenimenti avevano superato di gran lunga anche le più
improbabili delle sue fantasie
e non avevano ancora finito
per quel giorno
Elisa non corse via scandalizzata, non si mise a deriderla ed insultarla
Elisa la snob, la principessa sul pisello, la vip della classe si
limitò ad entrare nel bagno e con una calma disarmante chiuse
a chiave la porta alle sue spalle, lentamente si inginocchiò
fra le gambe di Melinda e dopo aver sibilato a labbra strette; "Ma
quanto sei troia?", fece scivolare la lingua fuori dalle sue
labbra ed iniziò a raccogliere goccia a goccia gli umori
che grondavano dalla sua calda, palpitante fighetta di adolescente
.
Rientrarono in classe 45 minuti più tardi nell'indifferenza
totale
Melinda sapeva che da quel giorno ogni mattina sarebbe
andata a scuola più volentieri, le assemblee non l'avrebbero
più annoiata ed i party improvvisati non sarebbero più
stati così eccitanti
|