Ti stavo aspettando
disse
Ivon con un filo di voce.
La porta era stata lasciata aperta da due sconosciuti che se
nerano appena andati via. Lei non sapeva chi
come..
quando
; aveva pensato ad un uomo e una donna, ma non per
le voci, che non aveva sentito affatto ma per i mugolii che
aveva sentito e gli odori che le avevano lasciato addosso. Aveva
aspettato quasi due ore ma, senza poter vedere lorologio,
le erano sembrate due giorni. Paul l aveva preparata per
bene.
Non fiatare, non una parola, non un verso, non esisti,
nemmeno so che succederà
.. le disse prima
di andare.
Fisicamente Ivon era completamente bloccata, mani e piedi legati,
persino al collo erano stati impediti movimenti, coricata e
costretta ad aspettare, naturalmente lui le aveva impedito anche
di vedere cosa sarebbe successo e chi sarebbe entrato. Poteva
aspettarsi di tutto
..
Era la sua prima volta così, in balia di altri. Tutto
iniziò qualche giorno prima. Tra di loro, forti emozioni,
li spingevano ad osare sempre di più ma Ivon si era posta
dei limiti non detti e non scritti che lui DOVEVA sapere.
Ma in un momento particolare, di una sessione particolare,
Ivon si era tirata indietro e lui non lo aveva sopportato. Cominciò
una lunga serie di giorni cupi per Ivon, lei era convinta del
suo ruolo di slave, ma era anche una gran bella donna, cera
una parte di lei che ogni tanto emergeva e che contrastava con
il suo ruolo, almeno in certi momenti. La sua sensualità,
la portava a pensare dessere irresistibile, questo la
faceva stare bene solo quando si sentiva il centro del mondo.
Forse, questa sua convinzione, andava limata e lui si era fatto
molte domande su di lei, su se stesso, sul loro modo di vivere
e di amarsi
..ma alla fine la sua passione per lei come
sua slave prevalse e interpretò la sua disubbidienza
come la ricerca di una punizione.
Ivon era alla ricerca disperata del suo signore e padrone,
ormai strisciava sotto di lui ogni momento, annullata nella
ricerca di ciò che credeva perduto. Avrebbe fatto qualsiasi
cosa, qualsiasi
.
Paul decise che cosa avrebbe fatto per rieduCarla a lui. Questa
volta nessun rispetto, nessun limite, nessun controllo.
L avrebbe lasciata in balia di altri, non si sarebbe
intromesso, non ci sarebbe stato, non avrebbe posto limiti,
se non quelli di scegliere le persone adatte a questo pesantissimo
gioco. Lei lo avrebbe fatto per lui.
Il suo piacere sarebbe stato soprattutto cerebrale, e poi ..lapice
era tornare a vedere la sua slave, toglierle la maschera e leggere
in un decimo di secondo, nei suoi occhi, tutto il suo annullamento.
Lei era pronta
lui, forse, un po meno. Lasciò
la luce accesa.
Uscendo la guardò; tentennò qualche secondo,
cosa che a lei per altro non avrebbe mai confessato, poi chiuse
la porta talmente forte da far sussultare Ivon sul letto. Scese
al bar di fronte e si sedette ad un tavolino aspettando il segnale;
la luce, al momento opportuno si sarebbe spenta e sarebbe tornato
di sopra a vedere. Tra una sigaretta e laltra scrutava
lorologio, il tempo non passava mai.
Ivon era la distesa e completamente alloscuro di tutto,
aveva unagitazione strana, non faceva caldo eppure sudava,
non era freddo ma aveva un certo tremore.
Dopo un po di tempo, sentì qualche rumore, sentì
le chiavi girare nella serratura, sentì la porta aprirsi
e poi chiudersi. Dai passi sentì che era entrato qualcuno,
più di una persona, e immaginò Paul lì
con lei.
La sua mente lavorava di fantasie, ogni secondo sembrava unora.
Pensò Ora mi toccherà e mi farà
capire, e poi mi vuole esibire, che mi farà
fare?. Passavano i minuti ma non succedeva nulla, sentiva
solo dei rumori
.rumori di metallo. Ivon era nervosa ma
consapevole del suo ruolo. Finalmente senti una mano toccare
le sue gambe, prima in alto e poi più in basso. Le mani
diventarono tre. Ivon poteva sentire la differenza e provò
ad immaginare che volto cera dietro quelle mani, ma soprattutto
capì subito che Paul non la stava toccando. Una donna
cera di sicuro
due delle tre mani erano piccole,
un po fredde e più morbide della terza. Una delle
mani più dolci la stava liberando, ma che fosse finita,
non le passò nemmeno per la testa.
Ebbe un brusco risveglio, la presero per i capelli e la misero
faccia a terra, con forza, sentiva che qualcuno le scrutava
le natiche, sentì un respiro anche vicino ai capelli.
Provò ad alzare la testa solo un momento, ma un sonoro
ceffone e uno strattone la rimise giù. Sopra di lei sentiva
i loro bisbiglii, fu lasciata cosi un po di tempo, poi
sentì qualcosa strofinarle la schiena, rudemente. La
mano girò per un po e si andò a fermare
sulle natiche. Sentiva toccare, sentiva strani rumori. Ivon
sentiva friggere il volto, Paul non laveva mai picchiata
lì, cominciò a sospettare la verità e pur
dovendo accettare
cominciò a provare sentimenti
contrastanti. La paura la faceva vibrare, ma una parte di lei
amava questi giochi e si rese conto che i suoi umori le stavano
bagnando le gambe; se nerano accorti che lei comunque,
e a dispetto di tutto, si stava eccitando. La mano che aveva
dietro sferrò un colpo forte sul suo bel culo, poi un
altro piano, poi altri due forte. Ora le friggeva anche quello.
Qualcosa si intrufolo dentro di lei, capì subito che
erano due o tre dita, troppo violente per essere piacevoli,
troppo grandi per essere di una donna, e non erano di Paul
.
Era la prima volta anche di questo. Riprovò un accenno
di movimento
più che ribellione era la posizione
scomoda che cominciava a pesare. La solita mano la respinse
giù, ma questa volta forte, quasi sbattendola a terra.
Ivon ebbe un gemito, e si rimosse come per far capire che non
le andava. A questo punto la ripresero in due e la rimisero
legata sul letto ma a quattro zampe. Sentì almeno dieci
colpi, riconoscendo una frusta o un gatto. Qualche secondo di
tregua e una fitta al capezzolo destro, poi al sinistro. Continui
pizzicotti e strofinii. Ivon era minuta ma abbastanza forte,
si sentiva un oggetto, non poteva muoversi, non poteva parlare,
non poteva guardare. Senti un gran peso sul corpo, come se le
fossero saliti sopra, in quel momento pensò di nuovo
a Paul. Il suo viso era rivolto in basso ma una mano le afferrò
i capelli e le tenne sollevato il capo.
Qualcosa le strofinava le labbra, prima un oggetto, poi senti
umido e pensò ad una lingua, cercò di tenere le
labbra chiuse, ma la morsa sui capezzoli aumentò
e
fù obbligata ad aprire, se non altro per lamentarsi.
In quel momento le misero un pene in bocca. Ivon senti che non
poteva fare nulla, una mano la spingeva avanti e indietro, la
bocca era costretta a rimanere spalancata, come un buco inerme;
in alcuni momenti si arrivava al limite e questo la faceva sussultare,
ma non appena si permetteva un movimento che la distinguesse
da un banale oggetto arrivava immediatamente una
spinta o una botta che la rimetteva in riga. Si chiese come
mai Paul non interveniva, non partecipava. Se lo immaginava
lì a guardare la scena, in preda ad estasi da dominazione.
Sentì quel coso dentro di lei gonfiarsi, ma improvvisamente
sparì.
Anche la persona che aveva addosso, scese dalla sua schiena;
Ivon cominciò a sentire mugolii e gemiti, prima piano
poi sempre più forte.
Qualcuno stava facendo lamore vicino a lei, ma senza
tocCarla.
Era come se vivesse un film in diretta senza poterlo vedere,
senza esserne parte.
Il suo corpo offerto, nudo, immobile
.inutile.
Il senso del tempo non cera, da un momento allaltro
si aspettava qualcosa, la sua mente era concentrata a cercare
i movimenti del suo master che in realtà non cera.
Seduto al bar, Paul mai avrebbe immaginato di poter rimanere
così tranquillo. Ovviamente il portacenere era strapieno,
più che altro per la noia. Tra un tiro di sigaretta e
laltro, con lo sguardo perso nel vuoto, immaginava scene
di tutti i generi, consapevole del destino di Ivon.
Ogni tanto leccitazione saliva e la voglia di salire
di sopra aumentava
ma poi, una parte di lui lo incatenava
alla sedia, come prigioniero di un gioco perverso.
I due ospiti di Ivon, nel mentre, continuavano il loro gioco.
Lei aveva male alle gambe perché la posizione non era
delle più comode.
Ad un certo momento si senti afferrare, la slegarono e la rilegarono
a pancia in su. La tensione di lei era alle stelle. Ora
succederà qualcosa pensò. Non
credo che mi abbiano girata per nulla.
Sentì qualcosa, dei movimenti, subito dopo del liquido
caldo la innondò: capì subito che era sperma.
Ne sentì dappertutto, ma non fece nemmeno in tempo a
darsi una spiegazione che quel coso le tornò
in bocca.
Aveva capito di dover leccare, una mano nei capelli imbrattati
la guidava in questo. Un bidet, Ivon era questo ora.
Appoggiò il viso verso destra, la sua fonte aveva smesso
di pulsare da un po, una lacrima scese dai suoi occhi
e credendo il gioco finito si permise di parlare: Ora
sei soddisfatto? Era questo che desideravi ? . Immediatamente
le arrivò uno schiaffo e qualche pizzicotto. Forse solo
ora si era resa conto che Paul non cera. Queste parole
dette così, con quel tono avrebbero concluso qualsiasi
gioco tra loro.
Non era finita, senti ancora liquido caldo addosso, poi la
lei le andò a cavallo della bocca.
Le sue mani che stringevano violentemente i capezzoli le fecero
capire subito chi comandava. Leccò anche lì, per
lavare, per pulire. Ivon non era bisex, ma se non fosse stato
per la situazione al limite dellumiliazione, forse le
sarebbe anche piaciuto un pò. Non si poteva parlare di
rabbia, quella si era spenta da un pezzo.
Finite le pulizie, sentì le persone che usavano anche
le sue cose, la sua casa, la sua biancheria, poi
la porta
si aprì, la luce si spense, sentì il richiudersi
della porta.
Ivon si gustò il silenzio.
Il tempo che passò dopo sembrò eterno, risentì
la porta aprirsi e Paul entrò.
Guardò la sua donna; lei era immobile, sporca, violata,
ma non nel modo che lei dava per scontato. Le tolse la maschera
e si guardarono a lungo.
L ho fatto per noi disse Paul.
Ora l ho capito gli rispose lei.
By Mary