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Ivon
di Mary

“Ti stavo aspettando……” disse Ivon con un filo di voce.

La porta era stata lasciata aperta da due sconosciuti che se n’erano appena andati via. Lei non sapeva chi…come.. quando…; aveva pensato ad un uomo e una donna, ma non per le voci, che non aveva sentito affatto ma per i mugolii che aveva sentito e gli odori che le avevano lasciato addosso. Aveva aspettato quasi due ore ma, senza poter vedere l’orologio, le erano sembrate due giorni. Paul l’ aveva preparata per bene.

“ Non fiatare, non una parola, non un verso, non esisti, nemmeno so che succederà…..” le disse prima di andare.

Fisicamente Ivon era completamente bloccata, mani e piedi legati, persino al collo erano stati impediti movimenti, coricata e costretta ad aspettare, naturalmente lui le aveva impedito anche di vedere cosa sarebbe successo e chi sarebbe entrato. Poteva aspettarsi di tutto …..

Era la sua prima volta così, in balia di altri. Tutto iniziò qualche giorno prima. Tra di loro, forti emozioni, li spingevano ad osare sempre di più ma Ivon si era posta dei limiti non detti e non scritti che lui DOVEVA sapere.

Ma in un momento particolare, di una sessione particolare, Ivon si era tirata indietro e lui non lo aveva sopportato. Cominciò una lunga serie di giorni cupi per Ivon, lei era convinta del suo ruolo di slave, ma era anche una gran bella donna, c’era una parte di lei che ogni tanto emergeva e che contrastava con il suo ruolo, almeno in certi momenti. La sua sensualità, la portava a pensare d’essere irresistibile, questo la faceva stare bene solo quando si sentiva il centro del mondo. Forse, questa sua convinzione, andava limata e lui si era fatto molte domande su di lei, su se stesso, sul loro modo di vivere e di amarsi…..ma alla fine la sua passione per lei come sua slave prevalse e interpretò la sua disubbidienza come la ricerca di una punizione.

Ivon era alla ricerca disperata del suo signore e padrone, ormai strisciava sotto di lui ogni momento, annullata nella ricerca di ciò che credeva perduto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa, qualsiasi….

Paul decise che cosa avrebbe fatto per rieduCarla a lui. Questa volta nessun rispetto, nessun limite, nessun controllo.

L’ avrebbe lasciata in balia di altri, non si sarebbe intromesso, non ci sarebbe stato, non avrebbe posto limiti, se non quelli di scegliere le persone adatte a questo pesantissimo gioco. Lei lo avrebbe fatto per lui.

Il suo piacere sarebbe stato soprattutto cerebrale, e poi ..l’apice era tornare a vedere la sua slave, toglierle la maschera e leggere in un decimo di secondo, nei suoi occhi, tutto il suo annullamento.

Lei era pronta…lui, forse, un po’ meno. Lasciò la luce accesa.

Uscendo la guardò; tentennò qualche secondo, cosa che a lei per altro non avrebbe mai confessato, poi chiuse la porta talmente forte da far sussultare Ivon sul letto. Scese al bar di fronte e si sedette ad un tavolino aspettando il segnale; la luce, al momento opportuno si sarebbe spenta e sarebbe tornato di sopra a vedere. Tra una sigaretta e l’altra scrutava l’orologio, il tempo non passava mai.

Ivon era la distesa e completamente all’oscuro di tutto, aveva un’agitazione strana, non faceva caldo eppure sudava, non era freddo ma aveva un certo tremore.

Dopo un po’ di tempo, sentì qualche rumore, sentì le chiavi girare nella serratura, sentì la porta aprirsi e poi chiudersi. Dai passi sentì che era entrato qualcuno, più di una persona, e immaginò Paul lì con lei.

La sua mente lavorava di fantasie, ogni secondo sembrava un’ora.

Pensò “ Ora mi toccherà e mi farà capire”, e poi “ mi vuole esibire, che mi farà fare?”. Passavano i minuti ma non succedeva nulla, sentiva solo dei rumori….rumori di metallo. Ivon era nervosa ma consapevole del suo ruolo. Finalmente senti una mano toccare le sue gambe, prima in alto e poi più in basso. Le mani diventarono tre. Ivon poteva sentire la differenza e provò ad immaginare che volto c’era dietro quelle mani, ma soprattutto capì subito che Paul non la stava toccando. Una donna c’era di sicuro…due delle tre mani erano piccole, un po’ fredde e più morbide della terza. Una delle mani più dolci la stava liberando, ma che fosse finita, non le passò nemmeno per la testa.

Ebbe un brusco risveglio, la presero per i capelli e la misero faccia a terra, con forza, sentiva che qualcuno le scrutava le natiche, sentì un respiro anche vicino ai capelli.

Provò ad alzare la testa solo un momento, ma un sonoro ceffone e uno strattone la rimise giù. Sopra di lei sentiva i loro bisbiglii, fu lasciata cosi un po’ di tempo, poi sentì qualcosa strofinarle la schiena, rudemente. La mano girò per un po’ e si andò a fermare sulle natiche. Sentiva toccare, sentiva strani rumori. Ivon sentiva friggere il volto, Paul non l’aveva mai picchiata lì, cominciò a sospettare la verità e pur dovendo accettare…cominciò a provare sentimenti contrastanti. La paura la faceva vibrare, ma una parte di lei amava questi giochi e si rese conto che i suoi umori le stavano bagnando le gambe; se n’erano accorti che lei comunque, e a dispetto di tutto, si stava eccitando. La mano che aveva dietro sferrò un colpo forte sul suo bel culo, poi un altro piano, poi altri due forte. Ora le friggeva anche quello. Qualcosa si intrufolo dentro di lei, capì subito che erano due o tre dita, troppo violente per essere piacevoli, troppo grandi per essere di una donna, e non erano di Paul

.

Era la prima volta anche di questo. Riprovò un accenno di movimento…più che ribellione era la posizione scomoda che cominciava a pesare. La solita mano la respinse giù, ma questa volta forte, quasi sbattendola a terra. Ivon ebbe un gemito, e si rimosse come per far capire che non le andava. A questo punto la ripresero in due e la rimisero legata sul letto ma a quattro zampe. Sentì almeno dieci colpi, riconoscendo una frusta o un gatto. Qualche secondo di tregua e una fitta al capezzolo destro, poi al sinistro. Continui pizzicotti e strofinii. Ivon era minuta ma abbastanza forte, si sentiva un oggetto, non poteva muoversi, non poteva parlare, non poteva guardare. Senti un gran peso sul corpo, come se le fossero saliti sopra, in quel momento pensò di nuovo a Paul. Il suo viso era rivolto in basso ma una mano le afferrò i capelli e le tenne sollevato il capo.

Qualcosa le strofinava le labbra, prima un oggetto, poi senti umido e pensò ad una lingua, cercò di tenere le labbra chiuse, ma la morsa sui capezzoli aumentò…e fù obbligata ad aprire, se non altro per lamentarsi. In quel momento le misero un pene in bocca. Ivon senti che non poteva fare nulla, una mano la spingeva avanti e indietro, la bocca era costretta a rimanere spalancata, come un buco inerme; in alcuni momenti si arrivava al limite e questo la faceva sussultare, ma non appena si permetteva un movimento che la distinguesse da un banale “oggetto” arrivava immediatamente una spinta o una botta che la rimetteva in riga. Si chiese come mai Paul non interveniva, non partecipava. Se lo immaginava lì a guardare la scena, in preda ad estasi da dominazione.

Sentì quel coso dentro di lei gonfiarsi, ma improvvisamente sparì.

Anche la persona che aveva addosso, scese dalla sua schiena; Ivon cominciò a sentire mugolii e gemiti, prima piano poi sempre più forte.

Qualcuno stava facendo l’amore vicino a lei, ma senza tocCarla.

Era come se vivesse un film in diretta senza poterlo vedere, senza esserne parte.

Il suo corpo offerto, nudo, immobile….inutile.

Il senso del tempo non c’era, da un momento all’altro si aspettava qualcosa, la sua mente era concentrata a cercare i movimenti del suo master che in realtà non c’era.

Seduto al bar, Paul mai avrebbe immaginato di poter rimanere così tranquillo. Ovviamente il portacenere era strapieno, più che altro per la noia. Tra un tiro di sigaretta e l’altro, con lo sguardo perso nel vuoto, immaginava scene di tutti i generi, consapevole del destino di Ivon.

Ogni tanto l’eccitazione saliva e la voglia di salire di sopra aumentava…ma poi, una parte di lui lo incatenava alla sedia, come prigioniero di un gioco perverso.

I due ospiti di Ivon, nel mentre, continuavano il loro gioco. Lei aveva male alle gambe perché la posizione non era delle più comode.

Ad un certo momento si senti afferrare, la slegarono e la rilegarono a pancia in su. La tensione di lei era alle stelle. “Ora succederà qualcosa” –pensò. “Non credo che mi abbiano girata per nulla”.

Sentì qualcosa, dei movimenti, subito dopo del liquido caldo la innondò: capì subito che era sperma. Ne sentì dappertutto, ma non fece nemmeno in tempo a darsi una spiegazione che quel “coso” le tornò in bocca.

Aveva capito di dover leccare, una mano nei capelli imbrattati la guidava in questo. Un bidet, Ivon era questo ora.

Appoggiò il viso verso destra, la sua fonte aveva smesso di pulsare da un po’, una lacrima scese dai suoi occhi e credendo il gioco finito si permise di parlare: “ Ora sei soddisfatto? Era questo che desideravi ? ”. Immediatamente le arrivò uno schiaffo e qualche pizzicotto. Forse solo ora si era resa conto che Paul non c’era. Queste parole dette così, con quel tono avrebbero concluso qualsiasi gioco tra loro.

Non era finita, senti ancora liquido caldo addosso, poi la lei le andò a cavallo della bocca.

Le sue mani che stringevano violentemente i capezzoli le fecero capire subito chi comandava. Leccò anche lì, per lavare, per pulire. Ivon non era bisex, ma se non fosse stato per la situazione al limite dell’umiliazione, forse le sarebbe anche piaciuto un pò. Non si poteva parlare di rabbia, quella si era spenta da un pezzo.

Finite le pulizie, sentì le persone che usavano anche le sue cose, la sua casa, la sua biancheria, poi…la porta si aprì, la luce si spense, sentì il richiudersi della porta.

Ivon si gustò il silenzio.

Il tempo che passò dopo sembrò eterno, risentì la porta aprirsi e Paul entrò.

Guardò la sua donna; lei era immobile, sporca, violata, ma non nel modo che lei dava per scontato. Le tolse la maschera e si guardarono a lungo.

“ L’ ho fatto per noi” disse Paul.

“Ora l’ ho capito” gli rispose lei.

By Mary




Mary

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