Finalmente ero riuscito a convincerla.
Non che ci fosse voluto molto, in realtà. Il problema era solo che non trovava il coraggio di raccontarmelo.
Comunque sia, alla fine avevamo trovato una via per entrare nel mondo della trasgressione. La via passava per l'esibizionismo, una pratica che almeno a parole intrigava entrambi.
La scena da mettere in pratica l'avevamo elaborata la sera prima, mentre facevamo l'amore. Era stata una serata particolare: prima mi ero impegnato per depilarla intimamente, cosa che mi eccitava due volte, per il risultato e per l'atto in sé. Poi avevamo passato diverse ore facendo sesso come capitava raramente, passando dal sesso orale alla penetrazione e ancora al sesso orale. In mezzo a tutto questo il racconto reciproco delle nostre fantasie.
La prima, che avevo in mente da tanto tempo, era quella di farle delle fotografie. Paradossalmente era stato più semplice convincerla a fare quello che avevamo fatto il giorno successivo piuttosto che consentirmi di fotografarla. Qualche scatto comunque glielo feci. Bellissima. Distesa con una gamba piegata e un braccio a coprirsi gli occhi. O a pancia in giù con le gambe leggermente divaricate.
Ma quella che preferisco, sarà per via di un fumetto giapponese che da adolescente mi aveva molto eccitato, è quella in cui Claire sta su un fianco, con entrambe le gambe piegate, rannicchiata.
Lei è inquadrata quasi da dietro, si vede la curva sensuale della schiena, il sedere, e la sua mano tra le cosce con il dito medio che si insinua tra le labbra...
Dopo le foto avevamo fatto ancora l'amore, e avevamo ancora goduto delle nostre fantasie. Il giorno dopo eravamo rientrati entrambi a casa piuttosto presto, io prima di lei. Quando entrò in casa le chiesi solo se era pronta, mi rispose di darle solo un minuto.
Voleva dire che sì, rispetto a ieri non era cambiato nulla e che aveva ancora voglia di fare quell'esperimento. Andò in bagno e ne usci un quarto d'ora dopo agghindata esattamente come ci eravamo detti il giorno prima: aveva anche comprato una di quelle gonnelline svolazzanti a scacchi gialli e neri. Talmente corta che quasi ogni movimento le scopriva il culo.
Sicché aveva questa gonnellina, sotto le autoreggenti nere velate che mi facevano diventare pazzo.
Un paio di stivaletti bassi a punta neri. Sopra un maglione attillato tipo dolcevita nero, senza maniche e un po' corto che le scopriva appena la pancia. I capelli erano sciolti sulle spalle nude, e era truccata appena. Era talmente eccitante che l'avrei scaraventata sul letto per scoparla! Ma avevamo altri progetti, che speravamo essere ancora più eccitanti.
Prima di uscire le dissi che era bellissima, e le chiesi se si era ricordata del dettaglio, piccolo ma fondamentale. Mi lanciò uno sguardo di sbieco, misto tra il divertito e l'offeso. Poi gettò in terra il pacchetto di sigarette che teneva in mano e si piegò per raccoglierlo. Una visione stupenda! Non portava gli slip! Eravamo davvero pronti. Ci mettemmo i cappotti e uscimmo.
In macchina, mentre mi dirigevo verso il centro commerciale che avevo scelto, non dicemmo una parola. Ma non potei fare a meno di accarezzarle la coscia fino a dove finiva la calza e iniziava la sua pelle di seta.
Con il mignolo le sfiorarai il sesso, che già emanava un forte calore. Allora avvicinai la mano tra le sue cosce e mi accorsi che era completamente bagnata. La guardai, mi sorrise maliziosa.
Arrivammo al centro commerciale zeppo di gente per gli acquisti di Natale. Anche noi eravamo lì per fare un acquisto, ma il vero scopo della nostra
visita era un altro.
Camminando lentamente a braccetto, la guidai verso il negozio che avevo scelto. Claire ne guardò la vetrina interessata scegliendo il paio di
stivali adatto.
Entrammo. Il commesso si avvicinò a noi, chiese se avessimo avuto bisogno. Lei gli rispose che sì, avrebbe voluto provare quel paio di stivali che erano esposti in vetrina. Lui le chiese il numero e la invitò a sedersi sul divanetto rosso. Io feci altrettanto, su quello di fronte. Quando il commesso tornò con la scatola, lei si era già tolta la scarpa destra. Lui, abbastanza sveglio, tolse dalla scatola lo stivale corrispondente e le chiese se voleva essere aiutata.
Perfetto!
Lei gli disse distrattamente di sì, cosicché lui le si chinò proprio davanti e iniziò ad armeggiare con il suo piede. Io mi godevo la scena dal divanetto di fronte al suo, con il commesso che mi dava le spalle.
Teneva ancora le gambe piuttosto serrate, ma via via che il commesso tentava di infilarle lo stivale, lei le divaricava leggermente, sempre di più fino a consentire a me che ero piuttosto distante di notare la fessura!
Il commesso continuava ad armeggiare, ma era visibilmente confuso.
Guardava ripetutamente il piede e tra le cosce, sudando sensibilmente.
Claire si comportava come se niente fosse, gli diceva che non le stava facendo male e di continuare a forzare. Sembrava che andasse continuamente a comprare scarpe con la minigonna, le autoreggenti e senza slip, tanto era naturale!
Questo atteggiamento contribuiva a rendere confuso il commesso, che però alla fine riuscì a infilarle lo stivale. Lei gli disse che era bello, poi si risedette e gli chiese di provare anche l'altro.
Io ero eccitatissimo: la scena era quanto di più intrigante avessi mai visto. Si ripeté la trafila di prima, con il commesso che doveva avere una poderosa erezione, visto che quando riuscì a metterle anche lo stivale sinistro si alzò rimanendo però leggermente incurvato!
Lei si avvicinò a me per chiedermi cosa pensavo degli stivali, le dissi che erano molto belli e che con quelli era una bomba. Guardai il commesso e gli chiesi se non era d'accordo.
Annuì mugolando qualcosa. Ero allo stesso tempo divertito ed eccitato. Ormai lei però ci doveva aver preso gusto perché camminò fino allo specchio piegato a 45 gradi, per vedere meglio gli stivali. Stava praticamente dando le spalle al commesso che la guardava estasiato, immagino che se non ci fossi stato io le sarebbe saltato addosso! A un tratto lei si piegò come aveva fatto a casa con le sigarette, per togliere un'invisibile granello di polvere da uno stivale.
Rimase in quella posizione solo qualche secondo, ma furono sufficienti per far aprire la bocca al commesso che incollò lo sguardo sul culo che gli si parava davanti. Culo senza mutande, non dimentichiamolo! Alla fine si rialzò, e probabilmente decise che doveva averne avuto abbastanza, perché si tolse gli stivali velocemente, si rimise i suoi, disse al commesso che non le piacevano e si avviò verso di me.
Lui li tenne in mano per diverso tempo mentre noi riprendevamo i nostri cappotti e ci dirigevamo verso l'uscita salutando e ringraziando. Non riuscì a dire niente, era lì con quegli stivali in mano che la guardava
uscire sculettando. Quella scena di esibizionismo, per quanto leggera e pure divertente, mi aveva eccitato tantissimo. Lei però non diceva niente e non mi guardava.
Quando arrivammo alla macchina, ero ormai convinto che non si era divertita quanto me e che l'esperimento era risultato un misero fallimento.
Le aprii la porta della macchina come facevo sempre, poi girai intorno e entrai anche io. Avevo appena chiuso la portiera quando lei mi saltò addosso e si profuse in un bacio bagnato e sensuale come non mai. Mi roteava in bocca la lingua con una foga che non aveva mai avuto.
Allora si era divertita anche lei! Si staccò solo per dirmi "scopami subito!", poi mi montò sopra, mi sganciò i jeans e mi tirò fuori l'uccello duro ormai da un'ora. Se lo infilò dentro con facilità, tanto era fradicia... Scopammo lì, in macchina, violentemente fino a quando sfinito dovetti smettere.
Mi disse che era stata la cosa più eccitante che avesse mai fatto, che le era piaciuto tantissimo mostrarsi a quell'inconsapevole ragazzo, e vedermi eccitato del suo comportamento. Mi disse anche che mentre lui le stava vicino alle gambe per metterle il secondo stivale era talmente eccitata che lui non poteva non aver sentito l'odore del sesso. Ma la cosa che mi disse che mi eccitò di più, che mi fece tornare una poderosa erezione, fu che avrebbe voluto prendere la testa di quel ragazzo e cacciarsela tra le gambe per farsi leccare, e che quando si era chinata per sistemarsi lo stivale avrebbe voluto che lui la prendesse da dietro con
foga.
Scopammo ancora in quel parcheggio. E ancora a casa.
Eravamo pronti per mettere in pratica una nuova fantasia.